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Formazione

Colloqui e gamification: quello che fai (soprattutto quando giochi) ti qualifica!

Nel film “Batman Begins”, Rachel, personaggio importante dell’universo di Batman, dice a Bruce Wayne “Quello che fai ti qualifica!” concetto importante e applicabile nel contesto lavorativo, perché le capacità di ragionamento e di problem solving in situazioni complesse riflettono molto della propria personalità e delle proprie attitudini, permettendo anche ai recruiters di svolgere un’attenta valutazione attitudinale. In questo scenario, un nuovo trend è rappresentato dall’utilizzo delle tecniche delle gamification.

Le prove in fase di colloquio

Come è noto a chiunque si approcci al mondo del lavoro, quando si procede con un iter selettivo e il proprio profilo è considerato interessante, si iniziano ad affrontare varie prove somministrate per avere una valutazione attitudinale completa del candidato e individuare le sue competenze per inserirlo in una posizione coerente e in cui possa sviluppare al meglio il suo potenziale. Le prove possono essere individuali o di gruppo (si parla di assesment center) e caratterizzati da vari tipi di prove (progettazione e sviluppo di un business case anziché preparazione di un pitch per presentare sé stessi). In questa fase, potrebbe capitarvi di imbattervi in un tipo di assesment particolare, sottoforma di Gamification. 

La gamification nei colloqui: cos’è

persona che gioca a scacchi

E’ un termine complesso che spesso può essere equivocato o soggetto a interpretazioni erronee, dunque, in primis è importante dare la definizione del costrutto di gamification “utilizzo di elementi mutuati dai giochi e dalle tecniche di game design in contesti esterni ai giochi” (Deterding et al, 2011). Dunque, ciò significa che vi è un livello fatto di regole e strategie tipiche del mondo ludico che si possono applicare ad altri settori e l’obiettivo è quello di creare più engagment, adottando, dunque, una strategia vincente che possa incidere in modo significativo su abitudini e performance. Il gioco è così efficace perché in grado di incidere sugli atteggiamenti, sulle convinzioni e sulle performance degli individui in modo profondo ma non coercitivo ed è, dunque, un vero e proprio catalizzatore di cambiamento. Le tecniche di gamification si stanno diffondendo (anche in modalità da remoto) con una grande celerità perché calzano perfettamente con le caratteristiche della società attuale che è digitale e le cui le cui dinamiche sono: coinvolgimento, volontarietà, interattività e socialità.  

Inoltre, la digitalizzazione rende imperativa per avere successo nel mercato del lavoro la capacità di adattarsi a cambiamenti e a scenari competitivi, dunque, di saper innovare davanti ai cambiamenti più disrputive. Impresa ardua ma sulla quale il gioco, nella sua eccezione più semplice e “piacevole”, incide. Riprendendo infatti la teoria dei nudge che, nel campo dell’economia comportamentale, sostiene che sostegni positivi e suggerimenti o aiuti indiretti possano influenzare i motivi e gli incentivi che fanno parte del processo di decisione di gruppi e individui, almeno con la stessa efficacia di istruzioni dirette, legislazione o adempimento forzato. Quindi, i giochi sono elementi che modificano l’architettura delle scelte orientando i comportamenti individuali senza l’uso di ordini. Proprio l’eccezione più semplice del gioco di cui parlavo prima e che ha reso l’infanzia di ognuno di noi felice, ci permette di considerare le tecniche di gamification come una fonte di continuo apprendimento (molti di noi ricordano una particolare poesia e filastrocca a distanza di decine di anni perché per impararla l’avevano associata a un gioco) e in grado di annullare le differenze di età e di genere.

Le caratteristiche di un bravo giocatore

Se si calano queste caratteristiche alla realtà, l’esperienza di gaming diventa ubiqua e sociale, si interseca con la realtà e ha riverberi permettendoci di assumere più consapevolezza su questa. Se negli anni, poi, abbiamo avuto la fortuna ma anche la capacità di continuare a giocare, abbiamo potuto constatare come il gioco influenzi gli istinti primari come l’autoespressione, la volontà di porsi nuove sfide e superarle, crea motivazione, coinvolgimento e fedeltà. Se si calano queste informazioni in un contesto di selezione finalizzato a portare i migliori talenti a bordo della propria azienda, la gamification consente anche al candidato di vivere in prima persona e anticipatamente le dinamiche del futuro ipotetico posto di lavoro, la più importante tra tutti l’importanza di dare e restituire il feedback. 

Ogni giocatore ha bisogno di sapere quando ha raggiunto il suo obiettivo o quanto è vicino al suo raggiungimento: ogni gioco è dotato di un sistema di feedback che è fondamentale perché fornisce la motivazione per continuare a giocare.  Il feedback, soprattutto nel luogo di lavoro è importante venga considerato come il mezzo che consente di misurare l’impatto diretto del nostro impegno e può presentarsi in varie forme: una classifica, un punteggio, una barra di avanzamento ecc. Dunque, essendo la gamification come fonte in grado di stimolare l’apprendimento continuo…che il gioco abbia inizio!

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Diana Musacchio

Da dottoressa in Psicologia del Lavoro, affermo che valorizzare il capitale umano e aiutare il singolo a esprimere al meglio il proprio potenziale sia la cosa più bella e importante che io possa fare con gli strumenti che ho a disposizione. Credo fortemente nella formazione continua per rispondere con efficacia e tempismo ai cambiamenti che caratterizzano il mondo del lavoro. Sono una recruiter e cerco sempre di selezionare il candidato più in linea sia dal punto di vista hard che soft con la posizione, orientandolo e delineando con lui il suo progetto professionale. Ho lavorato in una onlus che, tramite career centre, aiuta le donne a mappare le proprie competenze, le guida nelle ricerca attiva del lavoro più in linea con il loro background e le accompagna durante le fasi selettive con un programma di mentoring. Mi considero una persona proattiva ed esuberante, fare il lavoro che amo mi aiuta a canalizzare l'energia in modo positivo, avendo sempre nuovi stimoli e cercando di cogliere anche le opportunità che si creano confrontandosi con gli altri. D'altronde come dice Henry Ford "Con l'entusiasmo ci sono le realizzazioni, senza solo alibi".

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