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Formazione

Generazione “YOLO”: come la Pandemia ha cambiato il mondo del lavoro

Uno sguardo su come la Pandemia ha cambiato il mondo del lavoro e gli obiettivi dei lavoratori, alla ricerca di maggiori benefit e work life balance.

Cos’è la Generazione YOLO? In che modo questa generazione sta affrontando il periodo pandemico. Prima di addentrarci nella risposta a queste domande, consideriamo alcuni aspetti importanti. 

Ad esempio, secondo una recente ricerca di Morning Consultant, commissionata dal colosso americano Amazon, ad oggi, il 24% della popolazione attiva italiana sta cercando lavoro. Ciò che stupisce è la tendenza di cercare lavoro in settori diversi rispetto a quelli in cui si è maturata esperienza. 

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All’interno di questa percentuale, infatti, ben il 72% vuole cambiare rotta, settore, la motivazione principale, che accomuna il 68% dei soggetti, è cercare un lavoro che offra, nell’ordine: 

  • Migliore retribuzione; 
  • Maggiori benefit; 
  • Migliore work life balance

Tirando le somme, lasciandosi man mano una pandemia alle spalle, due intervistati su tre dichiarano che oggi guardano, più che nel passato, alla tipologia di mansioni che dovrebbero svolgere per capire se realmente in linea con le loro aspettative e il lavoro desiderato. 

Elemento importante è anche la flessibilità, che si declina nell’opportunità di lavorare in autonomia e con pro-attività, elemento positivo che, forse, la pandemia ci ha restituito. 

Dai Millennials alla Generazione YOLO: cos’è successo?

La situazione pandemica ha generato forti insicurezze nei giovani, già risentiti sia in termini di difficoltà nel proseguire gli studi universitari sia nell’accreditarsi nel mondo del lavoro. 

Già da prima del 2020, la situazione giovanile, in particolare in Italia, si è trovata in un momento critico rispetto alle generazioni precedenti. Nel dettaglio, i giovani italiani si sono ritrovati ad affrontare difficoltà come riuscire ad entrare nel mondo del lavoro, cercare di non ottenere retribuzioni basse e far fronte al forte rallentamento sui progetti di vita.

La generazione dei Millennials, nell’ultimo anno, si è trasformata nella cosiddetta “Generazione YOLO”. Questo scenario ha generato una nuova prospettiva, quella che il New York Times chiama “YOLO Economy”, un acronimo che recita “You Only Live Once”.

“Molti ragazzi stanno abbandonando lavori stabili per avviare una nuova avventura post pandemia per trasformare una passione in un lavoro a tempo pieno o finalmente lavorare su quel progetto che tanto si è sognato. Altri si fanno beffe della richiesta dei loro manager di tornare in ufficio e minacciano di dimettersi a meno che non siano autorizzati a lavorare dove e quando vogliono“, riporta il New York Times. 

L’articolo dipinge una generazione grintosa che sta traendo la sua forza da un mercato del lavoro in ripresa e da conti bancari “più sostanziosi” dopo un anno di risparmi casalinghi.

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Se alcuni membri della generazione YOLO stanno semplicemente cambiando lavoro, altri stanno rivoluzionando la loro vita per rimettersi in gioco. 

Una recente inchiesta di Microsoftcondotta su 30.000 lavoratori in 31 Paesiha descritto questo fenomeno come una vera e propria “disruption” verso un nuovo lavoro ibrido. Infatti, il 40% dei lavoratori a livello globale ha deciso di cambiare lavoro nel 2021, il 70% preferisce un lavoro flessibile, ma tra le priorità nella scelta di un lavoro emerge il benessere sopra ogni altra cosa. 

YOLO Economy e nuovi profili ICT: una scelta innovativa

Quella del settore ICT è da considerarsi una scelta “rischiosa ma premiante” secondo gli analisti di Aulab perché il tasso di collocamento per gli studenti provenienti dal settore ICT e informatico è del 95%, di cui il 75% entro 60 giorni dalla conclusione del corso.

Il percorso intrapreso permette non solo di inserirsi in un settore, come quello ICT, con una grande richiesta di risorse – solo per l’Italia si parla di 100.000 figure in ambito tech – ma anche di sviluppare, soprattutto in un contesto di incertezza come quello attuale, il mindset agile, insomma una nuova mentalità. 

Nell’ultimo anno si è parlato moltissimo di lavoro agile, soprattutto in riferimento alla legge sullo smart working che ha consentito alle aziende di gestire il lavoro da casa dei dipendenti durante la pandemia. Tuttavia, il lavoro agile non è sinonimo di lavoro da remoto: è piuttosto un metodo nato nel mondo dell’informatica e basato su collaborazione, focus sugli obiettivi, soddisfazione del cliente e continua sperimentazione” – chiarisce Giancarlo Valente, CTO di Aulab – “Queste caratteristiche lo rendono un metodo adatto a lavorare in un contesto di incertezza, che è quello in cui tutti i giorni si trovano a lavorare gli sviluppatori ma che è ormai necessario per qualunque lavoratore. Nei nostri corsi abbiamo quindi come obiettivo di veicolare il mindset agile e i suoi strumenti: in questo modo gli studenti acquisiscono competenze utili per sviluppare progetti software, indipendentemente dal framework e dal linguaggio utilizzato, ma più in generale per lavorare più efficacemente in qualunque situazione, anche da remoto“. 

Sono sempre più numerosi gli studenti che, assicura Aulab, hanno testimoniato nel 2020, di aver lasciato il proprio posto “sicuro” per abbracciare la ‘Yolo economy’ e inseguire i propri sogni. 

I membri della generazione YOLO che vogliono ottenere un lavoro nel settore ICT comunque, dovrebbero prepararsi seguendo corsi di formazione digital che possano prepararli al meglio. 

Generazione YOLO: non è tutto oro quello che luccica 

Insomma, come si è potuto vedere, questa nuova generazione punta ad avere un lavoro stabile e agile. In pratica, la generazione del futuro, complice anche la pandemia, prediligerà lo smart-working al classico lavoro d’ufficio, preferendo anche una carriera come autonomi. Ma è davvero un bene? In effetti, ci sono alcuni aspetti da prendere in considerazione

In primo luogo, i membri della generazione YOLO che vogliono avere successo non dovrebbero adagiarsi sugli allori. Molti giovani in questo periodo pandemico hanno deciso di fermarsi e riposarsi. Certo, ciò è giusto, ma alla lunga questa condizione potrebbe far perdere la voglia di mettersi in gioco e intraprendere una carriera lavorativa di successo. 

Dunque, occorre avere un’ottica incentrata sull’ambizione e sulla volontà di sfruttare le conoscenze acquisite in questo periodo per ottenere il lavoro dei propri sogni. Come se non bastasse, alcuni appartenenti a questa generazione potrebbero sentirsi abbattuti qualora non riuscissero a trovare l’impiego che desiderano. Non sono pochi coloro che soffrono della cosiddetta “Crisi del quarto di secolo” e potrebbero essere affetti da una condizione psicologica debilitante. 

Onde evitare di finire in questa situazione, i giovani dovrebbero sviluppare la tenacia e la resilienza necessaria per non abbattersi dinanzi a rifiuti o fallimenti. Solo in questo modo i giovani della generazione YOLO possono rompere gli schemi del tradizionale lavoro e trarre il meglio dalle nuove condizioni imposte dal periodo pandemico.

Generazione Z e YOLO Economy: quali sono gli effetti sui neo diplomati e neo laureati?

Il Ceo di Microsoft, Satya Nadella, ha così commentato questo nuovo trend:

Nell’ultimo anno, nessun settore ha subito una trasformazione più rapida del modo in cui lavoriamo. Le aspettative dei dipendenti stanno cambiando e dovremo definire la produttività in modo molto più ampio, includendo collaborazione, formazione e benessere per guidare l’avanzamento di carriera di ogni lavoratore, compresi i neolaureati”.

LaGenerazione Z, composta dai neolaureati e neodiplomati, della fascia d’età tra i 18 e 25 anni, ne ha risentito maggiormente a causa, principalmente delle restrizioni pandemiche. D’altronde, bisogna considerare le limitazioni che i giovani hanno dovuto subire in questo periodo difficile. In primis, c’è stata la difficoltà di fare networking con altri colleghi, di instaurare rapporti di mentoring e fiducia al di là dello schermo. Inoltre, alcuni hanno trovato estremamente complicato far valere la propria idea durante le call online visto che probabilmente vivono la loro prima esperienza lavorativa.

Questa situazione porta gli psicologi ad affermare come, tra tutte, sembra sia questa la generazione più a rischio diburnout. Alla lunga, gli standard limitanti del periodo pandemico possono logorare la mente di un ragazzo. Il rischio c’è, per questa ragione occorre giocare d’anticipo.  Per prevenire questa condizione, molte aziende all’estero stanno adottando delle politiche strategiche, con l’aumento di giorni di ferie o con dei bonus da spendere in servizi di welfare.

Queste normative aziendali, insieme ad altri suggerimenti utili per combattere lo stress da lavoro, possono fare in modo di allontanare lo spettro della sindrome di burnout

Ricapitolando quindi, gli effetti sulle nuove generazioni delle condizioni lavorative causate dall’ultimo periodo possono portare pro e contro. Da un lato c’è un aumento della produttività ma dall’altro c’è il rischio del burnout. Trovare la strada nel mezzo non è mai facile, ma con tanto impegno è possibile riuscirci, così da diventare elementi essenziali per la società del futuro. 

Generazione YOLO: addio al posto fisso? 

La generazione del futuro è fondata su giovani disposti anche a lasciare “un lavoro sicuro”, nonostante il difficile periodo attuale, “per inseguire i propri sogni e trasformare la passione per l’informatica e la tecnologia in una nuova carriera”. 

Si può dire dunque che sia l’addio alla cosiddetta generazione del “posto fisso”, quella che cercava in tutti i modi un lavoro stabile con busta paga? In effetti, è ancora presto per dirlo. Certo, tutte le caratteristiche della generazione YOLO sembrano indicare verso una direzione nuova, ma come ha insegnato la recente pandemia, le cose possono cambiare da un momento all’altro

Ad ogni modo, per rimanere sulla cresta dell’onda, i giovani che si identificano in membri della generazione YOLO dovrebbero darsi da fare. Ora è il momento di agire e prendere parte attiva alla ripresa economica italiana e mondiale. 

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Diana Musacchio

Da dottoressa in Psicologia del Lavoro, affermo che valorizzare il capitale umano e aiutare il singolo a esprimere al meglio il proprio potenziale sia la cosa più bella e importante che io possa fare con gli strumenti che ho a disposizione. Credo fortemente nella formazione continua per rispondere con efficacia e tempismo ai cambiamenti che caratterizzano il mondo del lavoro. Sono una recruiter e cerco sempre di selezionare il candidato più in linea sia dal punto di vista hard che soft con la posizione, orientandolo e delineando con lui il suo progetto professionale. Ho lavorato in una onlus che, tramite career centre, aiuta le donne a mappare le proprie competenze, le guida nelle ricerca attiva del lavoro più in linea con il loro background e le accompagna durante le fasi selettive con un programma di mentoring. Mi considero una persona proattiva ed esuberante, fare il lavoro che amo mi aiuta a canalizzare l'energia in modo positivo, avendo sempre nuovi stimoli e cercando di cogliere anche le opportunità che si creano confrontandosi con gli altri. D'altronde come dice Henry Ford "Con l'entusiasmo ci sono le realizzazioni, senza solo alibi".

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