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Formazione

Infobesità nella ricerca del lavoro

Siamo nel 3000 a.C. ed è stata appena fatta una delle invenzioni più determinanti: la scrittura. Però molti pensatori e filosofi la considerano come una minaccia: temono che si inizi a diffondere una mole di informazioni maggiore rispetto alla tradizione orale e che la mente del singolo corra, in questo modo, il rischio di essere sovraccaricata da una mole troppo elevata di contenuti, decisamente troppi per essere ricordati.

Poi nel XV secolo, Gutenburg inventa la stampa a caratteri mobili e nel XX secolo arrivano i mass media e col tempo, ognuno inizia ad avere un telefono e un pc e quindi ad essere sempre più informato, ma paradossalmente corre il rischio di essere sempre più passivo.

In Giappone, nel 1868 nasce il termine tsundoku, molto interessante nel nostro excursus storico, dal momento che deriva da “tsunde oku” “accumulare e lasciare lì per un po’”, espressione che, se ci riflettiamo bene, è molto vicina a tutti noi, ad esempio quando compriamo libri in modo compulsivo (anche sul kindle) e non abbiamo voglia di leggerli, lasciando che rimangano fermi nella libreria sia fisicamente che virtualmente. Quando attuiamo, spesso inconsapevolmente, questo meccanismo, la curiosità umana, che in sé è una dote umana meravigliosa in grado di motivarci a raggiungere grandi , diventa una “bulimia informativa” molto pericolosa. 

Arriviamo al 1996, quando Lewis spiega questo fenomeno chiamandolo “Sindrome da affaticamento lavorativo”. Questa condizione viene, dalla maggiorparte degli psicologi, definita la patologia del benessere e Eric Sherer, introduce il costrutto di INFOBESITÀ

Quando si parla di infobesità?

Quando più persone contribuiscono ad allargare il flusso di informazioni circa un tema e sono, in questo modo, dei media (creatori, divulgatori, curatori) facendo in modo che il singolo che si pone davanti alla ricerca disponga di moltissime informazioni che derivano da più fonti. Dunque, per una persona cercare informazioni o documentarsi circa un determinato tema non richiede un particolare sforzo: ad esempio dopo i temi trattati, chi sta leggendo questo articolo non farà particolarmente fatica a concordare con me che l’infobesità sia uno degli ostacoli più grandi da fronteggiare quando si cerca un lavoro, proprio perché si tende ad assumere un ruolo passivo.

Come cercare lavoro attivamente

A questo proposito uno spunto interessante (inserito sempre nella mole “obesa” di informazioni che ho raccolto nell’articolo) per impostare il proprio brand in modo vincente e per risultare accreditabili nel contesto lavorativo è offerto da Seth Godin, autore de “La mucca viola: farsi notare (e fare fortuna) in un mondo tutto marrone”

ragazzo che guarda il tablet cercando di leggere

Seth Godin, nel suo breve ma geniale saggio, racconta come sia cambiato drasticamente il mondo della comunicazione negli ultimi anni. Come i canali “tradizionali” (TV, riviste, ecc.) non siano più efficaci come 20 anni fa.  Le 4 “P” tradizionali del marketing  -promozione, pubblicità, posizionamento- sono superate,  o meglio, sono implementate dalla “Purplecow“. La mucca viola nell’introduzione dello stesso autore è definita “fenomenale, inattesa, entusiasmante e assolutamente incredibile!” Questo approccio porta ad avere un nuovo modo di fare marketing: il marketing dello straordinario.

L’errore da non fare nel Curriculum Vitae

Godin fa un ulteriore passo nella sua visione illuminante spiegando come applicare questo concetto anche alla ricerca del lavoro. Dimostra come per via di quella che abbiamo chiamato “infobesità”, la maggior parte delle persone in fase di ricerca attiva del lavoro si è limitata a fare pubblicità di sé stessa, come uno spot televisivo. Questa strategia dà come risultato un curriculum poco visibile agli occhi del recruiter e, passatemi il termine, “privo di carattere” perché si limita ad essere un elenco delle esperienze maturate. Godin ci dà un consiglio, che forse  è anche una provocazione – è proprio questo il lato più illuminante del suo pensiero- quello di essere eccezionali.

Spiega come le persone straordinarie con una carriera straordinaria abbiano effettivamente meno difficoltà a cambiare lavoro. Essi si basano su “diffusori di virus che sono pronte a presentarle positivamente quando ve ne sia l’occasione”. Qual è dunque il segreto per trovare lavoroOttimizzare e rendere eccellente cosa si fa quando non si cerca lavoro.

Puntare sui propri interessi, sulle proprie capacità trasversali e anche sull’ampliamento delle proprie competenze hard con modelli innovativi; questo significa sfruttare al meglio tutte le informazioni e i contenuti di cui l’uomo dispone dal 3000 a.C. in poi, senza esserne semplici fruitori passivi ma rivelando di esserne padroni.

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Diana Musacchio

Da dottoressa in Psicologia del Lavoro, affermo che valorizzare il capitale umano e aiutare il singolo a esprimere al meglio il proprio potenziale sia la cosa più bella e importante che io possa fare con gli strumenti che ho a disposizione. Credo fortemente nella formazione continua per rispondere con efficacia e tempismo ai cambiamenti che caratterizzano il mondo del lavoro. Sono una recruiter e cerco sempre di selezionare il candidato più in linea sia dal punto di vista hard che soft con la posizione, orientandolo e delineando con lui il suo progetto professionale. Ho lavorato in una onlus che, tramite career centre, aiuta le donne a mappare le proprie competenze, le guida nelle ricerca attiva del lavoro più in linea con il loro background e le accompagna durante le fasi selettive con un programma di mentoring. Mi considero una persona proattiva ed esuberante, fare il lavoro che amo mi aiuta a canalizzare l'energia in modo positivo, avendo sempre nuovi stimoli e cercando di cogliere anche le opportunità che si creano confrontandosi con gli altri. D'altronde come dice Henry Ford "Con l'entusiasmo ci sono le realizzazioni, senza solo alibi".

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