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Lavoro

Cambiare il lavoro senza cambiare lavoro: il Job crafting

Quante volte ti è capitato di leggere la celeberrima citazione “Scegli il lavoro che ami e non lavorerai neppure un giorno in tutta la tua vita”? Quante volte hai pensato che volente o nolente devi lavorare

Lavorare può diventare poco motivante, pesante, farci sentire frustrati e stressati, togliere tempo alle nostre passioni ed ai nostri cari. Può capitare di desiderare un nuovo lavoro o dei colleghi diversi, desiderare di cambiare lavoro e non potere oppure non volere per paura. Dunque, cosa fare? Cambia il tuo lavoro senza lasciarlo. In che modo?

Cambiare lavoro senza lasciarlo

Con il Job Crafting (JC), ovvero assumendo comportamenti proattivi per rendere il lavoro più soddisfacente e coerente con le tue inclinazioni ed abilità (Slemp e Vella–Brodrick, 2014). A tal proposito, si può dire essere una nuova definizione degli aspetti del lavoro di tipo bottom-up, cioè fatta dal lavoratore in prima persona.
Quindi, possiamo senza dubbio etichettare il JC come personalizzazione del lavoro ed affermare che è un ribaltamento della tradizionale concezione organizzativa del lavoro.

Perché “Job Crafting“?

Per quale motivo, allora, utilizzare la parola Job Crafting e non un’altra e possibilmente in lingua italiana? Perché non esiste un corrispettivo in italiano. Il termine è stato coniato nel 2001 da Dutton e Wrzesniewski e si può tradurre come “rimodellamento del lavoro”, collocandolo all’interno della cornice del modello dell’identità professionale.  Questo rimodellamento può riguardare le mansioni (task crafting), le relazioni (relationship crafting) ed il modo di pensare il proprio lavoro (cognitive crafting).

uomo lavora alla scrivania

3 modi di cambiare il proprio lavoro

Il primo, il task crafting, consiste nel modificare elementi dei compiti lavorativi come ad esempio la sequenza, lo scopo, il tipo;
la modifica dei confini relazionali, il relationship crafting riguarda il cambiamento della natura e dell’entità delle relazioni che si instaurano sul posto di lavoro; il cognitive crafting è la percezione globale del proprio lavoro con conseguente interpretazione di mansioni e di relazioni.

Dunque, il Job Crafting è una ridefinizione eseguita dalla persona alla sua attività lavorativa per bilanciare le richieste (job demand) e le risorse del lavoro (job resources) in funzione delle capacità e dei bisogni.
Per tale ragione, Berg & Dutton lo inseriscono nel modello JD-R (Job Demand-Resources, Bakker e Demerouti, 2007) evidenziando che il lavoratore può agire sia sulle richieste lavorative sia sulle risorse del proprio ambiente.

Il Job Crafting per le persone e le aziende

Si tratta di una vera e propria personalizzazione del lavoro con effetti rilevanti non solo per il benessere psicologico del soggetto, ma anche per l’azienda: la compatibilità tra le caratteristiche di una persona e l’organizzazione del lavoro migliora la soddisfazione lavorativa con implicazioni positive per le performance a livello individuale (Bakker, Tims e Derks, 2012), di gruppo (Tims, Bakker, Derks e van Rhenen, 2013) ed organizzativo.  Gli studi citati dimostrano, tramite l’analisi del Job Crafting a livello di team, come esso può avere effetti positivi sia sul versante delle prestazioni individuali sia su quello delle performance del gruppo di lavoro.

Le modalità attraverso cui il JC di team determina un incremento del rendimento lavorativo del soggetto sono, secondo la letteratura di riferimento (Tims, Bakker, Derks e van Rhenen, 2013), la creazione delle premesse per il Job Crafting da parte dei singoli che, in tal modo, sperimenteranno una condizione di coinvolgimento ed impegno ( work engagement); viceversa, il JC di team promuove l’engagement di squadra che influenza i singoli favorendo il work engagement individuale. Come? Grazie all’apprendimento osservativo, nella fattispecie al modeling ( Bandura,2001) ed al contagio emotivo (Barsade, 2002; Ilies et al., 2007).

Quindi, il job crafting è uno strumento utile per le organizzazioni e per l’individuo, che può così esercitare maggiore controllo sul proprio lavoro.

“O sarai tu a controllare i tuoi atti, o essi controlleranno te”
(Paulo Coelho).  

A te la scelta!

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Irene Saya

Psicologa del lavoro e del benessere nelle organizzazioni (n iscrizione Ordine Piemonte 9396) Inseguo la mia passione per il mondo HR “come fosse l’ultimo autobus della notte” (T. Guillemets). Sarà per questo che dalla Trinacria sono arrivata nella città della Mole e non conosco la mia prossima destinazione? Già! Dopo la laurea col massimo dei voti ottenuta con una tesi su un progetto di formazione innovativo in FCA, mi sono occupata di recruiting e di progettazione di interventi formativi in piccole aziende fatte da grandi persone che mi hanno arricchita umanamente e professionalmente, insegnandomi a cogliere la bellezza collaterale degli imprevisti. Il mio motto è: “Ci saranno sempre pietre sulla strada davanti a noi. Saranno ostacoli o trampolini di lancio; tutto dipende da come le usiamo” (Friedrich Nietzsche).

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