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Lavoro

Crisi del quarto di secolo: come affrontare l’ansia e la preoccupazione lavorativa tra i 25 e i 30 anni?

Probabilmente hai sentito già parlare di “crisi del quarto di secolo”. Quarter-life crisis (QLC) viene descritto come un periodo tra i primi 20 anni e i 30 dove fanno da auriga ansia, dubbi e insicurezze sulla carriera, sulle relazioni e sulla propria situazione finanziaria. I sintomi più comuni sono: senso di perdizione, paura, percezione di solitudine e confusione. 

Spiegato in termini più pratici: è quel momento in cui tra le pagine Google hai aperto LinkedIn, con accanto un tutorial intitolato “diventa milionario in tre giorni, puoi farlo ora!”; quando le ricerche si alternano tra “meglio comprare casa in campagna o in città” e “Rick e Morty cartoon – streaming stagione 4”

Cos’è veramente la “crisi del quarto di secolo”

Gli studiosi definiscono questa fase come caratterizzata da frustrazione, dovuta a non trovare un lavoro che sia al proprio livello accademico o intellettuale, a un’insoddisfazione per le relazioni, insicurezza riguardo al futuro prossimo, nostalgia rispetto al mondo universitario. Si ha la sensazione che tutti stiano facendo meglio di te: sembra che tutto d’un tratto escano notizie a cui non avevi fatto così tanto caso in precedenza. Inizi a notare come Francesco Barberini, aspirante ornitologo, a soli 11 anni ha già nel suo network sociale/lavorativo Piero Angela che gli invia personalmente gli auguri per le festività natalizie, o ti metti a paragone con la gente della tua età e con chi hai intorno. 

Ma c’è una spiegazione scientifica sul perché si iniziano a notare fatti che fino ad ora non sembravano esistere. Questo fenomeno appena descritto è imputabile a un processo cognitivo: è un meccanismo di attenzione selettiva che permette di veicolare le numerose informazioni presenti nell’ambiente. In scienza viene definito “mood congruity effect” e consiste nel prestare maggiore attenzione agli eventi che sono congrui con il nostro stato emotivo e con i pensieri maggiormente frequenti. 

Come approcciarsi al mondo del lavoro con tutte le insicurezze della crisi del quarto di secolo, con il dubbio rispetto a se si sta seguendo una carriera che porterà ad avere un’occupazione che possa farvi sentire realizzati e felici?

Tutto ciò, se associato alle iniziali delusioni delle mancate risposte ai CV inviati, ai primi fallimenti dopo un colloquio lavorativo, può essere davvero frustrante. 

Come uscire dalla crisi del quarto di secolo

Innanzitutto, se ti ritrovi nella descrizione fatta fino ad ora occorrerebbe:

ragazza in piedi con anno sul volto e preoccupata

Modificare il mindset avuto fino ad ora.

Dovresti cercare dei modelli di riferimento reali, che più si addicano al tipo di vita che stai conducendo e che vorresti avere. Se hai deciso di cambiare carriera, prendi esempio da chi ha preso questa decisione anni prima di te, imita la sua tenacia e altre soft-skills che gli hanno concesso di affermarsi con la nuova carriera scelta. 

Se sei sicuro del tipo di futuro che vuoi e hai difficoltà ad introdurti nel mondo del lavoro, pensa in modo creativo a come poter raggiungere l’obbiettivo in modi differenti. Per esempio, è utile la tecnica di problem solving che suggerisce di suddividere in micro-obbiettivi l’obbiettivo finale e trovare modi creativi e diversificati per raggiungerli. Leggi di più sul problem solving qui.

Molto spesso le persone mettono in mostra il meglio del proprio lavoro, accennando solamente alla fatica che c’è dietro. Ti assicuro che tutti hanno passato momenti in cui si sono sentiti insoddisfatti, perché è da questi che nascono le idee per reinventarsi e trovare la propria strada.

Fidarti delle tue decisioni.

Spesso durante questa età si prendono scelte che possono apparire egoiste. Prendere scelte pensando a se stessi aiuta a capirsi meglio, a comprendere di cosa si ha realmente bisogno. 

Fare ricerca attiva e accettare che le cose vadano da sé.

Avere la giusta ponderazione tra ricercare ciò che ci piace e accettare che le cose possano non andare come abbiamo immaginato è fondamentale.

La ricerca attiva di un lavoro vuol dire esporsi e l’esposizione porta a rischi, il rischio è quello di un esito negativo. Prendi l’insegnamento da quel risultato. Se un colloquio è andato male, contatta il recruiter per chiedergli spiegazioni e continua a migliorarti

Parlarne.

Saper parlare di sé è importante. Leggevo di una ragazza su LinkedIn qualche giorno fa ha pubblicato il suo stato di malessere rispetto a questi argomenti trattati, lamentando le continue proposte di stage mal pagato nonostante una carriera accademica in campo farmaceutico eccellente. Il popolo di LinkedIn si è mosso mandando il CV della ragazza in questione a molte aziende farmaceutiche, finché una di queste non l’ha assunta. Credi nella filantropia e nella forza delle communities

Fare sempre qualcosa, qualsiasi cosa.

È importante non fermarsi e continuare a fare esperienze, di qualsiasi genere. Sfrutta il mondo dei social per crearti rete sociale. Potresti metterti in contatto con specialisti del tuo settore, proporti per aiutarli in progetti a cui stanno lavorando, cerca di dialogare con loro in modo attento e competente. Fai ricerca su corsi gratuiti per disoccupati che possano tenerti sempre aggiornato. 

Avere paura per qualcosa di grande come può essere l’indeterminatezza per il futuro è normale, lavorare sulla determinazione e la fiducia in sé è un tassello auspicabile ed essenziale.

Da pochi giorni è ricomparso l’imprenditore Jack Ma, scomparso in Cina per qualche mese. Egli offre un’interessante visione della carriera lavorativa, affermando che nella fascia di età che va dai 25 ai 30 anni è utile lavorare e cadere in errori, imparare da ogni campo in cui si entra in contatto e fare esperienze. Dopo i 30 anni, secondo la visione dell’imprenditore, ci si dovrà focalizzare sulla professione che più ci si addice, reduci dai successi e dalle cadute delle esperienze passate. Solo dopo i 40 consiglia di non modificare la carriera, ma di specializzarsi e crescere nel campo che si è scelto e…. “Dai 60 anni in poi la priorità è il vostro benessere, fisico e mentale. Andate al mare!”.

Buona fortuna ragazzi! 

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Serena Cangemi

Laureata in Psicologia Clinica, naturalizzata Psicologa del Lavoro. Grazie alla specializzazione in Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA) aiuto ragazzi a sviluppare il loro potenziale, lavorando sull'implementazione delle loro qualità ancora inespresse. Mi piace utilizzare le mie competenze cliniche all'interno del mondo aziendale, con lo scopo di approfondire il potenziale di ognuno e aiutarlo nella propria carriera. Credo che le scelte vadano prese lasciando che l'istinto e il tempismo facciano il proprio corso all'interno della propria carriera. A proposito di questo Steve Jobs afferma "Abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno cosa volete realmente diventare. Tutto il resto è secondario".

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