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Lavoro

Estate, tempo di ferie

Il periodo estivo è uno stato mentale. L’afa, il sole, il cielo azzurro e le Instagram stories delle vacanze altrui ci  demotivano ed è normale che sia così. D’estate si brucia e forse bruciamo anche dentro per la voglia di vacanza, il bisogno di staccare, le scadenze, lo stress … Chissà!

Quel che è certo è che è un periodo particolare, un momento di sospensione: chi è in ferie, chi le aspetta e chi è appena rientrato. Eppure tutto deve procedere ed essere come gli altri mesi dell’anno.

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Deve essere come gli altri periodi, ma non può esserlo proprio per le caratteristiche che contraddistinguono questi mesi dell’anno accomunati tutti dalla presenza reale o immaginata delle ferie.

Definizione di ferie

Sappiamo tutti cosa sono le ferie, ma forse non ricordiamo che sono un periodo di assenza, garantito dalla Costituzione, finalizzato al recupero psicofisico del lavoratore. Infatti, secondo l’Articolo 36 della Costituzione Italiana

“Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunciarvi” 

Non può e non deve, potremmo dire. Non può rinunciarvi perché queste assenze dal lavoro servono per permettere al lavoratore di riprendersi fisicamente dopo un lungo periodo ininterrotto di attività e quindi di riposarsi. Inoltre, consentono di recuperare i rapporti familiari e sociali e poter  beneficiare di periodi di svago.

Le ferie sono, dunque, un diritto ed una necessità. Ovviamente, sono “regolamentate”. Infatti, nell’articolo 2109 del Codice Civile si legge che il lavoratore, oltre ad avere un giorno di riposo a settimana, ha diritto anche ad un: “periodo annuale di ferie retribuito, possibilmente continuativo, nel tempo che l’imprenditore stabilisce, tenuto conto delle esigenze dell’impresa e degli interessi del prestatore di lavoro”.

Chiaro che si parla di rapporti di lavoro subordinati e non di lavoro autonomo. Questa ci sembra una precisazione dovuta (anche se scontata e, forse, banale). Altra precisazione riguarda la preparazione alle ferie, cioè il periodo precedente alle agognate vacanze.

Il periodo di pre-ferie

Risulta ovvio che non ci sono né  regole né leggi da rispettare per prepararsi, tranne che il buon senso.

In molti casi, sembra che ci assenteremo per mesi e che il tempo giochi a nostro sfavore. Spesso, forse, ci rende non tranquilli il fatto che potrebbero esserci degli imprevisti che non verranno gestiti in maniera ottimale o nel modo in cui lo faremmo noi. Chi dice che è un male? Siamo sicuri che gli altri non faranno come noi o addirittura potrebbero adottare una soluzione/strategia migliore, nel senso di più adatta alla situazione, rispetto alla nostra?

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L’unica cosa che possiamo fare è cercare di prevenire determinati eventi e provare a dare fiducia a coloro che lavorano insieme a noi

I giorni che precedono le ferie, anzi le settimane, dovremmo usarli non solo per portare a termine le scadenze ma soprattutto per pianificare il lavoro al nostro rientro.

ragazza sdraiata sulla spiaggia

Ansia e ferie o ansia da ferie

Proprio per questo possiamo sentirci più nervosi o stanchi o in ansia del solito. Parliamo davvero di ansia da ferie? Potremmo assolutamente farlo. Dal momento che l’ansia è:

“(…) uno stato emotivo a contenuto spiacevole, associato ad una condizione di allarme e di paura che insorge in assenza di un pericolo reale e che, comunque, è sproporzionata rispetto ad eventuali stimoli scatenanti.”

(Perugi, Toni, 2002, p. 600)

Dobbiamo evitare di ostacolare questo stato d’animo e cercare di capire cosa ci sta dicendo su di noi in quel preciso momento (l’ansia è nostra “amica”, ha una funzione protettiva se non diventa un problema o un intralcio nella nostra quotidianità)

Perché ci sentiamo in ansia o senza energie prima di assentarci dal lavoro per le ferie? Le risposte sono diverse e molteplici, molto probabilmente i motivi principali sono:

  • La paura del giudizio altrui. Cosa penseranno i nostri colleghi di come abbiamo svolto questa attività e/o gestito questa situazione? Abbiamo lasciato molte cose in sospeso? Abbiamo considerato prioritarie questioni che per loro non lo erano? Abbiamo sbagliato a pianificare qualcosa?
  • Il cambiamento. Il cambiamento, inteso come rottura della routine, ricerca di un nuovo equilibrio. Cambiamo orari e ritmi, spesso anche luoghi e questo ci destabilizza.
  • La dimensione del controllo. Non abbiamo una visione di quello che succede in nostra assenza, non abbiamo il polso della situazione, non abbiamo alcun controllo.

Saremo informati su eventuali novità(es. decisioni prese) soltanto al nostro rientro ed il rientro stesso può essere una fonte di emozioni negative ( affrontiamo questa tematica in questo articolo https://www.corsielavoro.it/articoli/lavoro/fine-ferie-che-emozione-la-sindrome-da-rientro/)

“Se non riesci a dominare i tuoi pensieri sarai nei guai per sempre…
Smettila di provarci…arrenditi… va fuori in giardino e siediti li, e ferma la tua mente, e poi guardi che succede”

Sembra essere un circolo vizioso da cui non abbiamo modo di uscire, ma non è così. Dobbiamo solo – cercare di organizzare il nostro lavoro;

  • scegliere un periodo adatto al nostro riposo, nel senso che dobbiamo concordarlo chi lavora insieme a noi per poterne godere appieno ed evitare di creare situazioni spiacevoli o carichi di lavoro eccessivi al nostro ritorno in ufficio;
  • non pianificare ogni singolo istante della nostra vacanza (se questo è per noi stressante);
  • cercare di esercitare il diritto alla disconnessione, ovvero non continuare ad essere presenti a lavoro con messaggi, chiamate ed email;
  • essere consapevoli di aver bisogno di staccare la spina per stare bene ed anche per poi essere più produttivi;
  • stare nel presente, non anticipare mentalmente il momento del rientro al lavoro perché ci provocherebbe ansia ed aumenterebbe le probabilità di essere più stressati al rientro.

In fin dei conti, le ferie sono giorni in cui possono nascere nuove idee propedeutiche allo svolgimento del nostro lavoro e sicuramente sono fondamentali per il nostro benessere psicologico e fisico.

Alla luce, di ciò, concludiamo così:

Mantieni i tuoi pensieri positivi,

perché i tuoi pensieri diventano parole.

Mantieni le tue parole positive,

perché le tue parole diventano i tuoi comportamenti.

Mantieni i tuoi comportamenti positivi,

perché i tuoi comportamenti diventano le tue abitudini.

Mantieni le tue abitudini positive,

perché le tue abitudini diventano i tuoi valori.

Mantieni i tuoi valori positivi,

perché i tuoi valori diventano il tuo destino.

Mahatma Gandhi

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Irene Saya

Psicologa del lavoro e del benessere nelle organizzazioni (n iscrizione Ordine Piemonte 9396) Inseguo la mia passione per il mondo HR “come fosse l’ultimo autobus della notte” (T. Guillemets). Sarà per questo che dalla Trinacria sono arrivata a Milano facendo tappa nella città della Mole e non conosco la mia prossima destinazione? Già! Dopo la laurea col massimo dei voti ottenuta con una tesi su un progetto di formazione innovativo in FCA, mi sono occupata di recruiting e di progettazione di interventi formativi in piccole aziende fatte da grandi persone che mi hanno arricchita umanamente e professionalmente, insegnandomi a cogliere la bellezza collaterale degli imprevisti. Adesso sono una recruiter di profili IT. Il mio motto è: “Ci saranno sempre pietre sulla strada davanti a noi. Saranno ostacoli o trampolini di lancio; tutto dipende da come le usiamo” (Friedrich Nietzsche).

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