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Lavoro

L’Exit Interview: l’importanza del colloquio in uscita

La prassi, nel mondo della selezione, è pensare che gli step fondamentali in questo lavoro siano la phone interview, l’intervista di persona e la successiva e agognata assunzione. È sicuramente così, ma esistono degli step che spesso non vengono “pubblicizzati” perché non sono utili per un candidato.

Una delle cose delle quali non si parla spesso è l’Exit Interview o colloquio d’uscita, che viene fatto nel momento in cui un dipendente decide volontariamente di lasciare la sua posizione lavorativa.

Sebbene la scelta di un cambio sia a discrezione del dipendente stesso, è molto importante comprendere perché decide di prendere questa decisione, per evitare che in futuro altri talenti decidano di seguire la sua stessa strada.

Si tratta di raccogliere dati, analizzarli e individuare trend e aspetti negativi della realtà lavorativa che stanno lasciando. In questo modo si potrà migliorare tutto quello che causa l’allontanamento dei lavoratori.

Perché fare un’Exit Interview

È chiaro quindi che il colloquio in uscita ha diversi vantaggi, tra i quali:

colloquio-uscita-lavoro
  • Migliorare l’engagement dei dipendenti
  • Potenziare i processi di onboarding e selezione futuri
  • Ridurre il turnover
  • Migliorare la brand position aziendale

Le domande giuste

La scelta delle domande da porre a chi se ne va deve essere ragionata e sopratutto con uno scopo ben preciso e delineato, per raccogliere appunto le informazioni di cui sopra. Alcuni esempi potrebbero essere:

  • Quali sono gli aspetti migliori del lavorare qui? E quelli peggiori?
  • Le aspettative che si era fatto rispetto a questo lavoro sono state rispettate?
  • Qual è stato il fattore decisivo che l’ha portata a maturare e successivamente a prendere questa decisione?

    Questo tipo di contesto, nel quale un lavoratore è oramai in procinto di iniziare il suo nuovo lavoro è per lui molto importante anche dal punto di vista emotivo.
    Avendo già in cantiere una nuova possibilità, l’ormai ex dipendente non avrà remore nell’esprimere davvero le sue perplessità. Grazie a questo stato di rilassamento sarà possibile raccogliere dei dati importanti e significativi, che permetteranno di migliorare l’esperienza dei dipendenti presenti e futuri.
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Mauro Cerni

Nasco come antropologo culturale, cresco con un master e diversi corsi di formazioni in risorse umane e divento prima docente formatore in tecniche di selezione e gestione del personale e successivamente hr specialist, hr trainer e consulente di carriera. Amo quello che faccio e non è solo un lavoro, ma anche una passione trascinante che ho unito con il piacere della parola scritta. Ho un motto che dice “un posto per ogni cosa e ogni cosa al suo posto”. Quando troviamo il nostro posto è lì che dobbiamo rimanere e io voglio aiutare le persone a trovare il loro.

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