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Lavoro

Export manager: sarà il lavoro del futuro?

La pandemia ha mostrato un grande cambiamento nella ricerca del lavoro e nei settori che hanno visto una grande ascesa in un momento così difficile. L’incubo Covid ha mostrato come le distanze e la tecnologia potessero essere due grandi risorse da sfruttare al meglio nell’economia, dando vita a nuovi mercati, creando o mettendo in luce nuove figure professionali, come l’export manager di cui parleremo nell’articolo. 

Ma cosa fa l’export manager e perché è considerato da molti come il lavoro del futuro? Ecco un’analisi completa sull’argomento. Inoltre per maggiori approfondimenti sulle altre professioni in rampa di lancio negli ultimi anni consulta l’articolo su I lavori più richiesti del 2021.

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Export manager: il suo ingresso nel modo del lavoro 2021

L’ export manager è una figura che si occupa dell’analisi dei mercati esteri e della pianificazione di una linea aziendale che possa consentire l’introduzione di un prodotto o servizio all’interno di questi mercati.

 I suoi compiti sono:

  1. Individuare i paesi che potrebbero adattarsi meglio ai prodotti o servizi dell’azienda
  2. Sviluppare un piano di marketing adeguato al paese di destinazione
  3. Modellare le politiche aziendali adeguandole ad un certo mercato
  4. Definire delle strategie che possano facilitare l’entrata di un servizio in mercati culturalmente diversi dal nostro.

Spesso, purtroppo, le piccole e medie imprese non hanno risorse economiche sufficienti per investire in maniera adeguata su questo tipo di figura.Proprioper questo, il Ministero dello Sviluppo Economico ha deciso di riproporre, ammodernandolo, lo strumento del voucher per l’internazionalizzazione. Quest’ultimo rappresenta un contributo a fondo perduto in favore di tutte quelle PMI che intendono guardare ai mercati esteri avvalendosi di una figura specializzata, un Temporary Export Manager.

Qual è il ruolo dell’Export Manager?

Il ruolo dell’export manager è quello di  aprire il mercato all’estero. Cosa significa ciò? Ebbene, per comprendere meglio cosa fa un export manager, questa figura si può definire un analista che studia  i paesi stranieri potenzialmente adatti ad un certo tipo di servizi che viene offerto dall’azienda. Pertanto, una delle funzioni principali è quella di studiare il mercato globale, isolare certi mercati stranieri più appetibili di altri e monitorare l’eventuale concorrenza locale.

Per rendere ancora più semplice il concetto, occorre considerare l’export manager come una sorta di procacciatore in grado di individuare le migliori opportunità per l’azienda e i mercato nei quali può inserirsi al meglio. 

Un’altra importante mansione dell’export manager è quello di scendere in campo, creando rete con le aziende locali che potrebbero essere interessate ad una partnership con l’impresa per cui lavora, ovvero intrattenendo dei rapporti commerciali per la distribuzione e la vendita di determinati prodotti o servizi.

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Come diventare un Export Manager?

A questo punto magari puoi chiederti come diventare export manager. Ebbene, per fare il primo passo per diventare export manager devi ricordare di avere la giusta passione e devi anche impegnarti ottenendo una buona formazione. Trattandosi di un professionista esperto di politiche internazionali ed economiche, i corsi di laurea che meglio si adattano alla sua formazione sono quelli in Giurisprudenza ed Economia.

Dopo la laurea, è conveniente iniziare la ricerca di stage pratici e/o frequentare un master che possa aumentare le competenze specifiche del futuro export manager. Chi vuole migliorare sotto questo punto di vista, deve prendere in considerazione l’idea di frequentare master relativi all’internazionalizzazione delle imprese, al marketing o alle esportazioni.

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Competenze di un Export Manager

Dopo aver compreso cos’è l’export manager e come puoi intraprendere una carriera in questo ambito, è opportuno capire quali sono le qualità che devi sviluppare. Le competenze specifiche di un export manager sono:

  1. Ottima conoscenza delle lingue straniere. Questa  rappresenta la base di partenza più indicata. La conoscenza dell’inglese è d’obbligo, così come la conoscenza di una seconda lingua, che può favorire l’assunzione dell’export manager in base ai diversi paesi di destinazione delle logiche commerciali dell’azienda. Può essere saggio informarsi sulle lingue più richieste dalle aziende prima di qualificarsi come dirigente in questo ambito. 
  2. Ottima conoscenza del marketing e dei metodi di promozione. Esportare un prodotto significa anche cercare di attirare una certa clientela e realizzare una campagna di marketing adeguata. Inoltre, deve saper analizzare l’andamento del mercato realizzando analisi accurate e dettagliate.
  3.  L’export manager deve conoscere al meglio  anche la cultura dei posti in cui apre il mercato.
  4. Ottima conoscenza del diritto internazionale, una caratteristica indispensabile per conoscere, per studiare e per comprendere i quadri legislativi di un certo paese. Il diritto internazionale serve anche per poter individuare eventuali azioni dell’azienda che potrebbero essere considerate illegali nel suddetto paese.

Quali sbocchi professionali oltre l’Export Manager? Ecco le altre professioni del futuro!

Non solo l’export manager viene considerato il lavoro del futuro. Negli ultimi anni abbiamo assistito al proliferare di nuove professioni legate al mondo del web e del marketing.

Quali sono le figure più ricercate? Sul podio troviamo il Digital Analyst che ha il compito di tirare le somme sui punti di forza e di debolezza di un sito.

L’obiettivo principale di questa figura è l’analisi dei dati di un sito. Il Digital Analyst farà in modo che il sito analizzato raggiunga o incrementi gli obiettivi registrati a livello di traffico in termini di conversioni. Per conversioni s’intende l’obiettivo di mutare l’accesso da parte dell’utente, convertendolo in acquisto, generando nella mente dell’utente un bisogno da soddisfare.

Che tipo di capacità deve avere un Digital Analyst? Deve possedere delle capacità analitiche e di sintesi, capacità matematiche e la conoscenza di linguaggi di programmazione per realizzare i codici tracciamento.

La “medaglia d’argento” delle professioni web va al Seo Specialist che ha il compito di aumentare la visibilità del sito migliorando il posizionamento organico su Google e gli altri motori di ricerca. L’obiettivo di un buon Seo Specialist è quello di attrarre il maggior numero possibile di visitatori interessati ai prodotti commercializzati dall’azienda. Un consulente SEO è una figura di rilievo che ha anche grandi responsabilità e può avere un buon stipendio.

Queste due figure professionali interfacciandosi tra loro, hanno come obiettivo quello di portare alla fidelizzazione dell’utente passando attraverso il miglioramento della user experience ed aumentando l’interazione utente/sito.

Un’altra figura professionale molto richiesta è quella del Social Media Manager. Un SMM ha il compito di curare i social media di un’azienda proponendo iniziative volte a incrementare l’interazione e il coinvolgimento del cliente. Diventare Social Media Manager non è impossibile anche se ci vuole passione e spirito d’iniziativa

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Erika Del Pomo

Classe 1991, laziale di nascita, marchigiana di adozione, mi laureo alla triennale in Sociologia e servizio sociale presso l’università degli Studi di Urbino Carlo Bo, per poi proseguire gli studi in Organizzazione e gestione dei servizi sociali all’Università Politecnica delle Marche. Dinamica, pro-attiva ed intraprendente, dopo la laurea magistrale inizio a collaborare come tutor per corsi di formazione a distanza e social media manager con Assistente sociale privato, ma la mia formazione non si è mai conclusa. Dopo un corso in Life&empowerment coaching capisco che questa è la mia strada ed inizio a concentrare le mie energie in questa direzione; dopo un master in Gestione delle risorse umane prende forma il mio progetto professionale “YOU lo spazio dedicato a te”. Ad oggi sono una Life&career coach specializzata in orientamento personale, professionale e scolastico; sostengo le persone nel loro cammino, perché anche io, in passato, ho avuto bisogno di una “bussola” che mi indicasse la strada. Amo descrivermi come “ un lavoro in corso” perché ogni giorno, è il giorno giusto per migliorare, sia personalmente, che professionalmente.

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