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Lavoro

I trucchi della comunicazione: il “Milton Model”

Avete mai avuto l’impressione che, leggendo qualcosa tipo l’oroscopo, di pensare che quel testo fosse letteralmente rivolto a voi? Questo accade perché quello che state leggendo e che vi dà quella particolare impressione è scritto con il “linguaggio miltoniano”, conosciuto anche come “Milton Model”.

Questa particolare strategia di comunicazione è formata da una serie di schemi linguisti e locuzioni che comprendono: generalizzazioni, linguaggio indiretto e affermazioni ambigue.

La particolare scelta di questi schemi non è casuale, gli stessi infatti agiscono sul “sé” del lettore, evocando la sua immaginazione creativa.

Nel concreto, la mente “conscia” si distrae grazie a questi schemi e quella “inconscia” ascolta le parole dell’interlocutore, interpretandole come istruzioni o indicazioni da seguire. 

Queste sono volutamente vaghe per far si che la persona non “rifletta” troppo su quello che sente e di conseguenza non debba sforzarsi troppo per produrre il cambiamento concettuale. Inoltre, per rendere più efficace questa strategia comunicativa spesso si fa riferimento a metafore o a simboli, che appunto permettono alla creatività di lavorare senza freno.

Questo tipo di modello linguistico è molto utilizzato, soprattutto nella propaganda politica o in ambito “mistico” (pensate agli oroscopi) ma viene anche usato da chi si muove nelle risorse umane, come i recruiter. Leggi anche questo articolo sulla gamification nei colloqui.

In che modo questo succede è abbastanza semplice, per gli addetti ai lavori. 

Il Milton Model nelle risorse umane

Nel momento in cui ci troviamo a parlare con un candidato, abbiamo ovviamente raccolto delle informazioni prima di quell’evento, leggendo il suo cv, cercando informazioni sui vari social ecc. Ovviamente non tutto quello che ci serve può essere sondabile in questo modo, così decidiamo ci parlare face to face con l’interessato che, ricordiamolo, se viene contattato è perché ha sempre le potenzialità per ricoprire una certa posizione.

A volte però succede che non se ne rende conto.

Noi recruiter siamo “addestrati” nel vedere le potenzialità latenti e nel tirarle fuori, cosa che succede soprattutto nelle politiche attive. Ma perché una potenzialità fiorisca, è necessario che chi la possiede sia convinto di possederla.

Ed è qui che entra in gioco il Milton Model. Perché se davanti a una persona che in potenza può essere una grandissima risorsa faccio un certo tipo di lavoro comunicativo, allora questa se ne renderà conto quasi da sola.

Come usare il Milton Model

Ma a parte la teoria, nel pratico come si usa il Milton Model? E come faccio a far si che una persona percepisca la potenzialità latente?

In primo luogo, va creato un ambiente rilassato ed amicale, ma che non faccia dimenticare alla persona che abbiamo davanti che sta comunque sostenendo un colloquio.

Successivamente le si fanno le domande di routine, per dare il via alla conversazione. Non appena percepite che la persona comincia ad aprirsi, cominciate ad usare metafore, simbolismi e frasi fatte. Tramite la vostra voce e il vostro parlato dovete far si che la creatività che la persona che avete davanti esploda. In questo modo la potenzialità che avete scoperto verrà fuori.

ragazza seduta alla scrivania che tiene una penna che si infila in bocca mentre pensa

Un esempio pratico

Mi trovo davanti una persona che ha delle ottime doti in ambito organizzativo e gestionale ma non lo sa, o non gli da importanza? Bene, posso provare a chiedergli\le se durante il suo percorso di studi si è trovato\a ad affrontare giornate pregne di incombenze che pesavano come macigni (frase fumosa, che non lascia certezze e che si chiude con una metafora) e come si è tolto\a un tale peso.

Le possibilità sono molte, tutto dipende dalla vostra capacità creativa e da quella da trovare piccoli indizi.

Come imparare il Milton Model

Imparare questa metodologia richiede tempo ed esercizio, come ogni cosa. Ma la prima cosa che potete fare è cominciare a guardare i comportamenti altrui con occhi diversi:

Avete un\a conoscente che cerca sempre uno specchio per vedere se è in ordine? Non vedete questa cosa come un eccesso di narcisismo, ma bensì come costante attenzione al particolare. 

Non è meglio guardare in alto mentre si cammina, piuttosto che per terra (ho usato il Milton Model, cosa avrò voluto dire)? 

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Mauro Cerni

Nasco come antropologo culturale, cresco con un master e diversi corsi di formazioni in risorse umane e divento prima docente formatore in tecniche di selezione e gestione del personale e successivamente hr specialist, hr trainer e consulente di carriera. Amo quello che faccio e non è solo un lavoro, ma anche una passione trascinante che ho unito con il piacere della parola scritta. Ho un motto che dice “un posto per ogni cosa e ogni cosa al suo posto”. Quando troviamo il nostro posto è lì che dobbiamo rimanere e io voglio aiutare le persone a trovare il loro.

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