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Lavoro

Il clima organizzativo a lavoro

Ecco che inizia una nuova giornata lavorativa. Dalla tua postazione di casa o dell’ufficio o dall’impianto o dal cantiere o dall’ospedale, ovunque tu svolga il tuo ruolo, percepisci sempre un senso di benessere o noia o malessere o entusiasmo o forse niente di ciò però inizi a lavorare con un certo mindset e determinate emozioni.

Sai già come funzionano le cose nel tuo contesto, come si sentono i tuoi colleghi in relazione alle varie attività e cosa provi tu nel farle o anche solo nel programmarle.

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Questo insieme di percezioni globali correlate all’organizzazione, prende il nome di clima organizzativo di cui e su cui esistono diverse definizioni e studi.

Cos’è il clima aziendale?

Il clima aziendale è un elemento fondamentale per ciascuna persona dell’organizzazione che è, al pari del management, coinvolta nella sua “costruzione”. Parliamo di costruzione perché il clima è dato dal modo di fare le cose in un dato contesto e dall’insieme di emozioni associate: potremmo dire “dall’aria che si respira in azienda”.

A ciascuno di noi, almeno una volta, sarà capitato di pensare ai rapporti con i colleghi ed associarli al nostro sentire o di pensare più in generale frasi come “è cambiata l’aria”, “ho bisogno di cambiare aria”, “mi viene il freddo”, “sta cambiando il vento”.

Strano che siano riferimenti climatici, no? Eppure non riflettevamo sulle condizioni meteo. A proposito di meteo, preferite il sole o la pioggia? Probabilmente a qualcuno non dispiace la pioggia.  A qualcun altro piace il freddo perché non regge il caldo, qualcuno invece non lo soffre proprio. Così come c’è chi non tollera il caldo e chi invece lo sopporta di più, anche per il clima aziendale ciò che conta è la percezione delle persone ovvero come si sentono mentre portano avanti le loro attività lavorative.

ragazza sorride durante una riunione di lavoro

Perché si sceglie il termine “clima aziendale”?

La parola “clima”, infatti, non è casuale poiché, al pari delle condizioni meteorologiche, della temperatura e delle precipitazioni che possono determinare come si sta in una città o in una regione, anche su quello organizzativo incidono diversi fattori.

Quali sono?

  • l’ambiente fisico: il modo in cui è organizzato e diviso. E’ fondamentale tenere in considerazione le caratteristiche degli spazi a disposizione(considerando anche variabili oggettive come la luce, l’ampiezza del posto, i rumori), l’ergonomia, la funzione d’uso
  • la motivazione: è un aspetto basilare perché se le persone sono demotivate a lungo andare hanno un impatto  negativo sulle altre creando un rischioso effetto a catena;
  • il percorso di carriera: deve essere chiaro e lineare. Se è vero che per alcuni conta poco la crescita verticale o assumere ruoli che prevedono la gestione o la guida di altre persone, è anche vero che bisogna rendere evidente che tipo di crescita si offre in termini di competenze e di conoscenze;
  • la formazione professionale: connesso a quanto detto sopra, per rendere le persone motivate e/o soddisfatte bisogna investire su di loro attraverso la formazione interna;
  • la condivisione degli obiettivi: chiedere alle persone di fare, di dare il massimo senza spiegare né il perché né dove si vuole arrivare è controproducente, inoltre, è bene promuovere un’ottica di squadra(team con gli stessi obiettivi);
  • la leadership: non tutti coloro che hanno un ruolo che prevede la responsabilità di altre persone sono dei leader e spesso questo può avere un impatto devastante sui team. Persone di talento difficilmente accettano di essere guidate da chi “si comporta da capo” (non le ascolta, si impone o si limita a dirigerle senza nessun valore aggiunto);
  • la coesione dei team: formare in modo casuale i team di lavoro senza tener conto delle caratteristiche di personalità, degli obiettivi personali, delle esperienze professionali non favorisce la coesione e dunque la collaborazione produttiva ed influisce sul clima;
  • la“colleganza”: è importante favorire la conoscenza tra colleghi e la condivisione di momenti di pausa e di svago ;
  • la comunicazione: deve essere chiara e a ciascuno devono essere noti il meccanismo di premialità e quello di crescita.

Sappiamo bene che è complesso occuparsi di tutti i fattori che determinano il clima aziendale, ma un buon clima garantisce il benessere di ciascun lavoratore e, dunque, dell’azienda.

Ovviamente, ci sarà lo stesso chi non si troverà bene (è esattamente il discorso di prima sul meteo, non abbiamo tutti la stessa percezione dell’ambiente esterno) però è importante che non sia la maggior parte delle persone dell’organizzazione e tenere sotto controllo il numero di quelle che vanno via: il turnover.

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Cosa indica il turnover del personale?

Il turnover del personale è un indicatore che rivela informazioni rilevanti sulla qualità del clima aziendale: conoscere il tasso di assunzione e di abbandono dell’azienda, il numero di richieste dimissioni e di licenziamento ricevute, deve essere visto come una lente di ingrandimento su quanto accade all’interno e sulle realtà che spingono i lavoratori ad andarsene o a restare.

Il turnover è un evento fisiologico, è normale. Non possiamo avere la convinzione che le persone rimarranno per sempre nello stesso contesto organizzativo. Il cambiamento è una costante, è insito nella nostra natura e dipende da fattori e dinamiche sia individuali sia ambientali. Il punto è vedere quante persone restano e quante vanno via.

Voi restereste in un posto dove non state bene? Avete la possibilità di scegliere, non siamo alberi (non abbiamo radici che ci tengono ancorati al suolo). Dunque, se non ci piace l’aria che si respira, siamo liberi di andare via o possiamo tentare di modificare degli aspetti dl nostro lavoro (argomento già trattato qui https://www.corsielavoro.it/articoli/lavoro/cambiare-il-lavoro-senza-cambiare-lavoro-il-job-crafting/) e se in azienda ci sono molte persone che vanno via al punto che il tasso di turnover è elevato allora è il caso che l’organizzazione faccia qualcosa di concreto. Possiamo sempre tenere a mente quanto indicato inizialmente e cioè che ciascuna persona ha un ruolo attivo nella formazione del clima organizzativo però è assolutamente il caso in cui “l’unione fa la forza” e solo collaborando e dando il proprio contributo può “tirare aria buona”.

“La competizione porta alla sconfitta. Persone che tirano la corda in due direzioni opposte si stancano e non arrivano da nessuna parte.”

(Deming William Edwards)


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Irene Saya

Psicologa del lavoro e del benessere nelle organizzazioni (n iscrizione Ordine Piemonte 9396) Inseguo la mia passione per il mondo HR “come fosse l’ultimo autobus della notte” (T. Guillemets). Sarà per questo che dalla Trinacria sono arrivata a Milano facendo tappa nella città della Mole e non conosco la mia prossima destinazione? Già! Dopo la laurea col massimo dei voti ottenuta con una tesi su un progetto di formazione innovativo in FCA, mi sono occupata di recruiting e di progettazione di interventi formativi in piccole aziende fatte da grandi persone che mi hanno arricchita umanamente e professionalmente, insegnandomi a cogliere la bellezza collaterale degli imprevisti. Adesso sono una recruiter di profili IT. Il mio motto è: “Ci saranno sempre pietre sulla strada davanti a noi. Saranno ostacoli o trampolini di lancio; tutto dipende da come le usiamo” (Friedrich Nietzsche).

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