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Lavoro

Il diritto alla disconnessione: cosa si intende e come applicarlo nella propria vita lavorativa

Una legge del 2021 sancisce il diritto alla disconnessione, per venire incontro alle esigenze dei lavoratori durante il lavoro agile. Scopriamo insieme di cosa si tratta.

Cosa si intende per diritto alla disconnessione? Da quando è entrato a far parte per la prima volta dell’ordinamento italiano?

Nel 2021, per la prima volta nell’ordinamento italiano, si riconosce esplicitamente al dipendente che lavora in modalità agile il diritto di disconnettersi dalle strumentazioni tecnologiche.

La Legge 6 maggio 2021, n. 61, entrata in vigore il 13 maggio 2021, ha infatti aggiunto all’art. 2 il comma 1-per, che così recita:

Ferma restando, per il pubblico impiego, la disciplina degli istituti del lavoro agile stabilita dai contratti collettivi nazionali, è riconosciuto al lavoratore che svolge l’ attività in modalità agile il diritto alla disconnessione dalle strumentazioni tecnologiche e dalle piattaforme informatiche, nel rispetto degli eventuali accordi sottoscritti dalle parti e fatti salvi eventuali periodi di reperibilità concordati. L’esercizio del diritto alla disconnessione, necessario per tutelare i tempi di riposo e la salute del lavoratore, non può avere ripercussioni sul rapporto di lavoro o sui trattamenti retributivi

Questa norma è di fondamentale importanza, in quanto, da un lato, definisce il diritto alla disconnessione dalle piattaforme tecnologiche con l’obiettivo di tutelare i tempi di riposo del lavoratore, dall’altro lato permette che l’esercizio di tale diritto non possa avere ripercussioni sulla retribuzione. La nuova norma segna un decisivo passo in avanti rispetto alla legge che istituisce lo smartworking, con l’obiettivo di tutelare il lavoratore.

La Legge 6/05/2021 vs. Legge 81/2017: cosa cambia?

Nel 2017 con Legge n. 81,  è stata introdotta la “modalità di lavoro agile” che non definiva ancora  il diritto alla disconnessione, ma affidava all’accordo con cui si disciplinava tale modalità di lavoro l’individuazione delle “misure tecniche e organizzative necessarie per assicurare la disconnessione del lavoratore dalle strumentazioni tecnologiche del lavoro”.

Il diritto alla disconnessione in questo modo non era normato dalla legge, ma dal datore di lavoro, che poteva anche decidere di lasciare pochissimo spazio alla disconnessione del lavoratore.

La nuova norma sancisce un vero e proprio diritto alla disconnessione dai dispositivi lavorativi,  il cui utilizzo , non è sottoposto ad altre limitazioni che non siano le previsioni dell’accordo individuale e i periodi di reperibilità eventualmente pattuiti, questo non può avere ripercussioni sul piano dei rapporti di lavoro.

In pratica, l’esercizio del diritto alla disconnessione non può avere conseguenze negative per il lavoratore,  è fondamentale sottolineare  che l’intervento legislativo si pone nell’ambito delle professioni nate di recente.

Il “diritto alla disconnessione” anche a livello europeo: diversi modelli

Il diritto alla non reperibilità al di fuori dall’orario lavorativo non è una tematica esclusivamente italiana. In particolare modo al  di fuori dei confini nazionali  le norme, da questo punto di vista, sono molteplici ed in continua evoluzione, risulta cosi davvero complesso far riferimento ad una audio legislativo unico ed irripetibile.

Il punto di partenza resta però unico e condiviso da tutti,   essere sempre connessi, non è salutare; strettamente correlato, infatti, c’è  la tutela della vita del lavoro a 360°. È dimostrato che il costante impegno mentale, di chi non  rispetta i ritmi più naturali dell’alternanza pausa e lavoro – può essere profondamente nocivo per la salute.

Nel 2016 in Francia, si ha la  Loi du Travail: viene posto  esplicitamente per le imprese con più di 50 dipendenti, l’obbligo di prevedere il diritto dei lavoratori a disconnettersi fuori dall’orario di lavoro, all’interno della contrattazione aziendale. Il punto focale, però, è che  non è stata inserita alcuna sanzione nei casi in cui questo diritto venga travalicato sull’onda delle pressioni aziendali. 

In Germania, invece, ad esempio,  sono  state le aziende a muoversi, attraverso l’inserimento, nei contratti, dando la   possibilità di spegnere ogni device e non rispondere a messaggi e comunicazioni nei giorni di festa o nelle ore dedicate alla propria vita privata.

Diritto alla disconnessione: l’intervento del Parlamento europeo

Il  Parlamento europeo nel 2021 si è espresso in merito al Diritto alla disconnessione; nel frattempo  l’istituzione ha evidenziato tutte le conseguenze negative sulla qualità della vita di un lavoratore sempre connesso. 

“L’essere costantemente connessi- insieme alle forti sollecitazioni sul lavoro e alla crescente aspettativa che i lavoratori siano raggiungibili in qualsiasi momento, può influire negativamente sui diritti fondamentali dei lavoratori, sull’equilibrio nonché sulla loro salute fisica e mentale e sul loro benessere”.

Inoltre, alla luce dei cambiamenti determinati dalla pandemia è fondamentale adottare tutte le misure organizzative necessarie per assicurare la disconnessione ai lavoratori, anche e soprattutto attraverso regole chiare e tempestive per evitare  forti ripercussioni sulla vita dell’individuo.

La normativa è ben chiara nello spiegare che lo smart working è sono una forma diversa di svolgimento dell’attività lavorativa, non una nuova forma di contratto, con orari più flessibili e all’esterno della sede aziendale.

Questa particolare impostazione non modifica la sostanza lavorativa; la sua ‘esecuzione deve rispettare i tempi di riposo e deve esserci per il lavoratore la possibilità appunto di disconnettersi quando l’orario di lavoro è concluso.

Come introdurre il diritto alla disconnessione in un posto di lavoro?

Ogni volta che si ha l’intenzione di introdurre  il diritto alla disconnessione all’interno di un’azienda è importante far capire ai dipendenti di che cosa si tratta.

In breve, ha 3 elementi principali:

  1. Il diritto di un dipendente a non svolgere attività lavorative al di fuori del normale orario di lavoro
  2. Il diritto a non subire alcuna conseguenze negativa per non averlo fatto
  3. L’obbligo per gli tutti di rispettare il diritto alla disconnessione altrui (per esempio, non inviando email fuori orario)

Nonostante i primi due vengano quasi sempre rispettati, il terzo può venire facilmente trascurato, in particolare modo dal leader dell’azienda, è importante, invece, farlo rispettare in quanto essenziale per assicurarsi che non venga attribuita ad un singolo dipendente tutta la responsabilità. Inoltre, il diritto alla disconnessione, non è un obbligo; il lavoratore che non vuole rispettarlo e continuare a lavorare può farlo!

Un altro aspetto rilevante riguarda la spiegazione del motivo per cui viene regolamentato il diritto alla disconnessione e quali sono i rischi psicologi e di salute nel non farlo.

Al fine di proporre il diritto alla disconnessione in azienda è importante quindi:

uomo al telefono in un bar
  1. Definire chiaramente lo scopo principale: non basta applicarlo ed imporlo, è fondamentale far capire lo scopo principale.
  2. Definire sia le cause che gli effetti del diritto alla disconnessione: non ci sarebbe bisogno del diritto alla disconnessione se non ci fossero problemi organizzativi di fondo negli ambienti di lavoro. La maggior fonte di preoccupazione dei dipendenti è l’elevato carico di lavoro, che non sono in grado di svolgere durante la normale giornata lavorativa.
  3. Analizzare la situazione di partenza: prima di proporre il diritto alla disconnessione dovresti iniziare con un’analisi della situazione in corso, scoprendo le abitudini di tutto il personale. Quante email vengono Analizza tutti gli strumenti di comunicazione, e quindi email, telefonate e strumenti non ufficiali o privati solo cosi potrai sviluppare una strategia adeguata e pertinente.
  4. Sviluppare soluzioni diverse per ogni team: è possibile che la disconnessione influisca in modo diverso sui diversi reparti aziendali e che sia necessario sviluppare e concordare soluzioni diverse per i team che svolgono funzioni non paragonabili.
  5. Educare i manager  sul diritto alla disconnessione: se un manager comprende l’importanza del diritto alla disconnessione e lo rispetta, questo verrà maggiormente compreso dai dipendenti, il rendimento lavorativo ne trarrà giovamento.
  6. Garantire  pari opportunità a tutti i lavoratori: padri e madri i hanno tradizionalmente più responsabilità per la famiglia e la casa rispetto ai lavoratori senza figli e potrebbero non essere in grado di rimanere connessi dopo la fine della giornata lavorativa normale.

I genitori possono anche avere bisogno di maggiore flessibilità oraria per poter lasciare il lavoro in anticipo ma di riconnettersi poi di notte, quando i loro figli dormono.  È importante avere una prospettiva incentrata sulle  pari opportunità  quando si introduce un regolamento sul diritto alla disconnessione per ottenere tutti gli importanti benefici ad essa connessi.

Per concludere, il diritto alla disconnessione, applicato correttamente all’interno di un’azienda, permette di raggiungere in tempi più brevi  gli obiettivi prestabiliti.

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Erika Del Pomo

Classe 1991, laziale di nascita, marchigiana di adozione, mi laureo alla triennale in Sociologia e servizio sociale presso l’università degli Studi di Urbino Carlo Bo, per poi proseguire gli studi in Organizzazione e gestione dei servizi sociali all’Università Politecnica delle Marche. Dinamica, pro-attiva ed intraprendente, dopo la laurea magistrale inizio a collaborare come tutor per corsi di formazione a distanza e social media manager con Assistente sociale privato, ma la mia formazione non si è mai conclusa. Dopo un corso in Life&empowerment coaching capisco che questa è la mia strada ed inizio a concentrare le mie energie in questa direzione; dopo un master in Gestione delle risorse umane prende forma il mio progetto professionale “YOU lo spazio dedicato a te”. Ad oggi sono una Life&career coach specializzata in orientamento personale, professionale e scolastico; sostengo le persone nel loro cammino, perché anche io, in passato, ho avuto bisogno di una “bussola” che mi indicasse la strada. Amo descrivermi come “ un lavoro in corso” perché ogni giorno, è il giorno giusto per migliorare, sia personalmente, che professionalmente.

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