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Lavoro

Il dubbio della pretesa: faccio bene a chiedere un feedback dopo un colloquio?

Abbiamo affrontato per diverse volte la questione del feedback ai colloqui negli articoli presentati. Li abbiamo studiati, analizzati, abbiamo imparato a scriverli e a interpretarli. Ma nell’effettiva realtà di tutti i giorni, quello che succede al candidato che aspetta una notizia è diverso dal processo empirico che abbiamo sviscerato.

L’attesa di una risposta dopo aver sostenuto un colloquio è snervante e debilitante per l’emotività delle persone. Ci si sente smarriti e indeboliti, sopratutto quanto la posizione per la quale ci siamo candidati era fatta proprio a nostra misura.

A questo punto, proviamo a passare dalla parte del candidato che si chiede: se non mi danno un feedback, lo devo chiedere io?

ragazzo domanda ad un collega seduto al computer

Sembra una domanda semplice, ma si ramifica in tante sottoquestioni che tendono sempre a far dubitare le persone. Cerchiamo comunque di comprendere quali sono queste sottodomande e come possiamo risolverle:

  • Magari si sono solo presi più tempo di quanto preventivato ed è giusto aspettare: partendo dal presupposto che è buona norma che il o la recruiter vi dai una data ultima per la selezione o che almeno vi segnali una finestra di tempo ragionevole, se ritenete di avere la pazienza di aspettare potete tranquillamente farlo. Ma mi raccomando, non aspettate troppo: a volte infatti un candidato che chiama per avere informazioni dimostra interesse al selezionatore o alla selezionatrice, che forse aspettava solo quella vostra chiamata per confermare positivamente la vostra posizione.
  • Ho paura di disturbare se li contatto io: se avete questo piccolo bias, vi consiglio di ragionare pensando al fatto che voi avete qualcosa che a loro serve, altrimenti non vi avrebbero contattato neanche per un primo colloquio. La vostra disponibilità nel dare ciò che serve è presente, ma dovete anche dimostrare che sapete quanto valete e che non vi spaventa farlo notare. Inoltre chiamare dimostra che avete delle skill di comunicazione ben sviluppate, perché è vero che tutti parliamo a telefono, ma c’è differenza tra il parlare al telefono con gli amici e con un potenziale datore di lavoro.
  • Non vedo perché li devo contattare, se il colloquio è andato bene mi contattano loro, altrimenti è andato male: questo punto è la fusione dei punti precedenti e come gli altri richiede una certa dose di introspezione personale. Perché se da una parte è un ragionamento certamente corretto, dall’altro presuppone che il o la recruiter lavorino solamente per voi o che per quella posizione abbiano sentito o selezionato solamente voi. La mole di lavoro di chi fa ricerca e selezione è molto alta, non esagero se dico che spesso si arrivano a leggere tra i 50 e i 100 curriculum a settimana. E se pensate che tra quei 100 cv ce ne sono 50 che vanno bene, questo vuole dire organizzare 50 colloqui e se mediamente ogni colloquio dura 1 ora vuol dire 50 ore di soli colloqui.
    Poi mettiamoci le valutazioni, le mail, le telefonate e anche le altre selezioni in corso (mica penserete che si segue una sola selezione?) e comprenderete bene quanto sia ampia la mole di lavoro. Pensando a questo vi renderete conto che una richiamata non può che aiutarci.Ovviamente i dubbi possono essere molti altri, molto più ramificati e molto più specifici, dipendendo dallo stato di ognuno in quel particolare momento.In tutto questo, quindi, facciamo bene a chiedere il feedback? SI.Non solo il feedback va chiesto, ma va quasi preteso. Perché sapere cosa non è andato vi permetterà la prossima volta di lavorare su quelle piccole mancanze che magari non avevate mai preso in considerazione perché non avevate mai notato.

E inoltre dare un feedback aiuta anche i recruiter, che mantengono in esercizio il loro spirito critico e le capacità di analisi e sintesi.

Con un buon feedback dopo il colloquio ci guadagnano tutti.

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Mauro Cerni

Nasco come antropologo culturale, cresco con un master e diversi corsi di formazioni in risorse umane e divento prima docente formatore in tecniche di selezione e gestione del personale e successivamente hr specialist, hr trainer e consulente di carriera. Amo quello che faccio e non è solo un lavoro, ma anche una passione trascinante che ho unito con il piacere della parola scritta. Ho un motto che dice “un posto per ogni cosa e ogni cosa al suo posto”. Quando troviamo il nostro posto è lì che dobbiamo rimanere e io voglio aiutare le persone a trovare il loro.

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