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Lavoro

La fatica mentale

Ad un determinato tipo di lavoro corrisponde un certo tipo di fatica. I lavori fisici sono legati ad un alto grado di stanchezza fisica, mentre quelli più cerebrali ad una percentuale maggiore di stanchezza mentale. Certamente una non esclude l’altra, ma le percentuali di fatica sono diverse sia in base a quello che si fa ma anche in base al proprio allenamento fisico e mentale.

Ovviamente, bisogna sottolineare che tutti i lavori sono “usuranti” dopo un po’ di tempo, ma è un tipo di usura che cambia da mansione a mansione. Nella mentalità comune si pensa che la sola stanchezza che meriti attenzione sia quella fisica, perché “la sento di più” come spesso si sente dire da chi giustifica questo pensiero. È certamente un modo corretto di vedere le cose, ma non giustifica il fatto di intendere la stanchezza mentale come qualcosa di più facile da gestire.

Ma cosa si intende con stanchezza mentale?

Si può definire la stanchezza mentale come una “diminuzione reversibile delle prestazioni e delle funzioni dell’organismo legata a una diminuzione della soddisfazione per il lavoro e a un aumento dello sforzo effettuato per compiere il lavoro stesso” ( Psicologia del lavoro; Piergiorgio Argentero, Claudio G. Cortese, pag.84).

La definizione sopra citata, riporta quindi anche all’ambito dello stress e dei fattori stressogeni che un lavoratore si trova ad affrontare ogni giorno sia dentro che fuori l’ambito lavorativo. Ed è proprio qui il nodo che dobbiamo ben tenere a mente: i fattori stressogeni per un lavoratore sono sia fuori che dentro il lavoro e di conseguenza la stanchezza mentale è doppiamente influenzata da più fattori.

stanchezza-mentale

Nello specifico, la fatica mentale nasce dall’interazione fra i requisiti di un compito di lavoro, le circostante in cui è effettuato e le abilità, i comportamenti e la percezione dell’operatore. Se volessimo definire ancora meglio la fatica mentale, potremmo definirla come “un’alterazione temporanea dell’efficienza funzionale mentale e fisica che dipende dall’intensità, durata e andamento temporale dello strain ( sforzo psicologico e psicofisico di un individuo a fronte di un’alta domanda ambientale ) mentale precedente”.

Come scatta il recupero dalla fatica mentale?

Questo lo si ottiene attraverso il recupero della normalità, piuttosto che attraverso cambiamenti delle attività stesse. La ridotta efficienza funzionale si manifesta, per esempio, attraverso delle sensazioni di stanchezza, con rapporti meno favorevoli tra sforzo e prestazione, tipo e frequenza di errori.

Contestualmente a tutte le informazioni sino ad ora date, è chiaro quindi che uno stato di stanchezza mentale non gestito correttamente può portare anche a difficoltà gravi, come gravi dimenticanze e sbadataggini che possono anche essere fisicamente molto pericolose. È anche per questo motivo che la fatica mentale è definita in ambito normativo tramite l’UNI EN ISO 10075-2, che fornisce una guida per la progettazione di sistemi di lavoro focalizzandosi sul carico di lavoro mentale e sui suoi effetti.

L’ISO 10075-2 identifica ben ventinove caratteristiche che influenzano l’intensità del carico di mentale e identifica sei fattori che determinano la fatica mentale.

Tutte queste informazioni, che però sono ancora basilari e che andremo ad approfondire nel prossimo periodo, stanno trovando un importante riscontro in questo periodo dove lo smartworking, di cui ho parlato in un precedente articolo, sta completamente plasmando il concetto di ambiente lavorativo e di vita privata.

È idea comune che molti lavoratori non riescano più a stabilire dove finisce il “tempo del lavoro” e dove inizia il “tempo del privato”, cosa che porta ad un aumento dello strain, dei fattori stressogeni e di conseguenza della fatica mentale.

Per molte persone è molto più faticoso lavorare in casa, che non fuori.

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Mauro Cerni

Nasco come antropologo culturale, cresco con un master e diversi corsi di formazioni in risorse umane e divento prima docente formatore in tecniche di selezione e gestione del personale e successivamente hr specialist, hr trainer e consulente di carriera. Amo quello che faccio e non è solo un lavoro, ma anche una passione trascinante che ho unito con il piacere della parola scritta. Ho un motto che dice “un posto per ogni cosa e ogni cosa al suo posto”. Quando troviamo il nostro posto è lì che dobbiamo rimanere e io voglio aiutare le persone a trovare il loro.

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