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Lavoro

Le Emozioni del Lavoro: una nuova rubrica di Corsielavoro.it

Quando parliamo di lavoro possiamo intuire tanti significati di questa parola. Il diritto, l’opportunità, la carriera, la lotta, il sostegno e molto altro ancora. L’evoluzione dei contesti organizzativi, dal tempo delle fabbriche all’attuale dematerializzazione, ha portano negli ultimi decenni a valorizzare aspetti diversi delle risorse umane e delle prassi, come procedure e processi, legati al lavoro.

Forse non tanto nel nostro Paese ma vi sono numerosi esempi in Europa e non solo, dove le variabili tempo, spazio, obiettivi vengono ogni volta rimpastati per trovare la formula perfetta. Pensiamo alla riforma francese delle 35 ore lavorative oppure alla recente proposta finlandese dei quattro giorni a 6 ore lavorative, entrambe mantenendo lo stesso salario. Pensiamo alle grandi aziende che adottano modelli organizzativi non più legati alla presenza fisica in ufficio ma al raggiungimento di diverse tipologie di obiettivi, economici e procedurali. 

Un aspetto che però viene solo collateralmente e raramente toccato è la parte emotiva delle persone che lavorano. Ci sono alcuni brillanti esempi come l’area del Benessere Organizzativo, per verificare fra le tante variabili quanto sia stressante o meno il contesto lavorativo; l’area della Valutazione di alcune competenze dei lavoratori in termini di apertura, comunicazione e team building al fine di ricoprire posizioni organizzative in modo efficace con la risorsa umana migliore; l’area dei benefits aziendali per migliorare la qualità della vita dei dipendenti, dai buoni pasto agli asili nido.

Gran parte del tempo della nostra vita

Spesso si dice che passiamo almeno otto ore al giorno della nostra vita a lavorare. Più gli spostamenti, il traffico, gli straordinari. In quella metà di vita approssimativamente che dedichiamo al lavoro le emozioni vengono messe da parte. È un materiale difficile da valutare e da misurare. Si pensa di più, al massimo, che un lavoratore felice lavori meglio e renda maggiormente.

Probabilmente per etichetta, perché siamo culturalmente legati al giudizio e al vizio ci nascondiamo che mentre si lavora si ama, ci si preoccupa, si tradisce, si sogna, ci si dispera, si piange, ci si confronta, si creano desideri e aspettative, si vive!

Quante emozioni rimangono soffocate sotto una catasta di pratiche su di una scrivania sempre troppo piccola per contenerle tutte?

I contesti sono fatti di relazioni e queste a loro volta di emozioni. Credo che lavorare sulle emozioni aiuti la persona ad avere sane relazioni e quindi a creare contesti virtuosi.

Una rivoluzione in corso

ragazza seduta alla scrivania

La pandemia che ci ha colpiti ha permesso di capire il vantaggio di comunicare tramite internet. Dalla didattica a distanza allo smartworking, che poi tanto intelligente non sembra essere (in lingua anglosassone viene chiamato più semplicemente work from homeacronimo WFH– ovvero lavorare da casa) ci siamo tutti proiettati in una realtà virtuale ma reale allo stesso tempo, cercando di affrontare al meglio le difficoltà più tecniche (capacità di rete, wi-fi, webcam, giga, etc.) oltre alle variabili ambientali (rumori di fondo, parenti in giro per casa, tute indossate per metà). Leggi altri articoli sull’argomento smartworking.

È evidente come sia in atto una rivoluzione dei contesti organizzativi e familiari che porta con sé un processo nuovo di adattabilità dell’individuo che necessariamente sarà accompagnato da numerose emozioni che devono essere prese in considerazione.

Non basta predisporre in casa una postazione per il computer, quasi a voler surrogare la scrivania dell’ufficio. Non è sempre un fatto di motivazione. Non è sempre un problema legato alla produttività.

Le emozioni del lavoro sono quelle che più di ogni altra cosa influenzano la vita professionale e quindi la vita personale di ogni individuo.

In attesa che qualche politico illuminato decida di prendere in mano il tema ampio dell’occupazione abbiamo deciso di creare un luogo virtuale dove chiedere un consiglio, dove sfogarsi, dove raccontare di una lite, di un amore, di una passione e dove scoprire come altri hanno gestito il proprio mondo emotivo. 

Vai su questa pagina e racconta le tue emozioni lavorative anonimamente, ti risponderò nei prossimi articoli.

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Alessandro Stirpe

Alessandro Stirpe è psicologo del lavoro, formatore e imprenditore. Ha lavorato per l’Università La Sapienza presso il servizio di orientamento al lavoro JobSoul, per la Regione Lazio presso l’Assessorato al Lavoro e Formazione, dal 2012 è il CEO della The Profilers Srl e dal 2017 al 2020 è stato il Presidente di Fermenti Attivi Aps. Esperto in coaching, apprendimento e comunicazione, si occupa anche di progetti per il sociale, di interventi nelle scuole, di consulenza per le pubbliche amministrazioni e di percorsi di crescita e sviluppo rivolti ad adolescenti ed adulti. Ha partecipato a ricerche nell’ambito della didattica, dei lavoratori atipici e degli stereotipi di genere. Per l’Istituto S. Pio V, edizioni Apes, ha già pubblicato un proprio contributo su “Lavoratori 3.0 – Competenze organizzative e costrutti psicologici necessari per entrare e permanere nel mondo del lavoro” a cura di Benedetto Coccia e “La Percezione dell’Immigrazione”. Dal 2018 si sta specializzando in psicoterapia sistemico-relazionale e familiarepresso l’Istituto Dedalus di Roma. Scrive riflessioni e articoli su società e psicologia sul blog alessandrostirpe.it Collabora con Di' Gay Project DGP, un'associazione di promozione sociale (Aps), che si batte per i diritti umani e civili delle minoranze LGBTQI (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, transgender, queer e intersessuali) e contro ogni forma di discriminazione.

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