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Lavoro

“Millennials: siate multitasking o morirete! Ma, soprattutto, siate consapevoli!”

Settembre e ottobre sono, da sempre, dei mesi particolari tanto che molti di noi li considerano come il vero inizio dell’anno: soprattutto per chi deve cercare una nuova occupazione, indicano il momento in cui delineare il proprio progetto e capire quale sia la strada da percorrere per attuarlo e, in contemporanea, per assumere una visione completa e attenta del contesto in cui ci si deve muovere. Nel turbinio di cose da fare giornalmente, come, ad esempio, consultare le varie posizioni aperte, mandare cv, sostenere colloqui, sistemare il proprio cv e rimodulare ogni volta la propria cover letter, è importante essere ugualmente motivati, cercando di mettere sempre grinta anche in azioni che possono sembrare spesso noiose e routinarie.  

Per affrontare questo periodo con più grinta, vi propongo questa riflessione dedicata alla fascia più ampia di coloro che in questo momento si stanno mettendo in gioco: i millennials. Dal momento che rappresentano un target molto ampio che va dai nati al 1980 al 2000 circa, è importante che ognuno sia consapevole delle peculiarità che la sua generazione è in grado di portare nel tessuto lavorativo e sociale, affinché tramite la consapevolezza dei punti di forza l’inserimento e il proprio percorso professionale sia più entusiasmante.

Qual è l’identikit del millennial?

Il Millennial, considerato anche membro della Generazione Y o Echo boomer fa parte della prima generazione che è cresciuta in simultanea allo sviluppo dei media e della tecnologia, ogni importante step del suo percorso è sempre stato accompagnato dalle evoluzioni della Digital Trasformation. Questa full immersion digitale lo porta ad essere completamente assorbito dalla Rete, ci passa il 95% del suo tempo, in quanto veicolo principale per curare il proprio network sia professionale che personale e sociale, per giocare e lavorare. 

Segni particolari dei millennial?

Per il millennial, l’apprendimento continuo è un modo di vivere. I suoi valori lo rendono parte integrante del posto in cui lavora. Questi sono una leadership democratica, il concetto di comunità e condivisione, la valorizzazione della diversità. Sul lavoro si fida principalmente di sè stesso e delle proprie risorse: è competente, ottimista, esplicito e collaborativo. 

Nonostante confidi molto sulle sue abilità e sul suo valore, dimostra la sua flessibilità nel voler lavorare con una squadra di alto livello sviluppando progetti in cui crede. Il suo motto è “multitasking o muori!”. 

Il punto di vista dei datori di lavoro

Luisa Quarta, direttore marketing di Bureau Van Dijck, multinazionale belga di informazioni finanziarie, valutazione e rating, dimostra che i millennials hanno un atteggiamento diverso dai loro predecessori, la generazione x: spesso dimostrano meno voglia di arrivare ad avere un ruolo importante nell’azienda, meno fame di emergere e di raggiungere i vertici, ma più di essere coinvolti, valorizzati.

Dunque, emerge come i Millennials non siano facili da gestire, ma rappresentino una bella sfida. 

«È stimolante – dice la Quarta – potersi confrontare con loro perché possono portare una visione completa, diversa e interessante, perché curiosi e informati. Le aziende sono pronte, stanno imparando, anche perché avanza la consapevolezza sulla generazione con cui lavoreremo in futuro». 

E’ interessante anche il punto di vista di chi si occupa del recruiting e talent acquisition perché dimostra il trend attuale del mercato: le imprese selezionano i candidati in base al potenziale.
Virginia Russo, responsabile della selezione dei giovani talenti per Gi Group, multinazionale italiana del mercato del lavoro, spiega: «Hanno un livello di consapevolezza molto più profondo nella scelta dell’opportunità professionale. Non guardano al posto fisso ma a una serie di variabili legate al percorso professionale che l’azienda è in grado di costruire. Sono persone con ottime capacità relazionali, di gestione dello stress e di interfacciarsi con colleghi di altri paesi. Preferiscono le multinazionali per poter crescere e muoversi all’estero, scelgono imprese legate all’innovazione tecnologica, automotive, food e beverage e fashion, quelle basate sul concetto di responsabilità sociale e al bilanciamento vita-lavoro». 

Da queste fonti si evince come i migliori talenti rimangono se l’azienda garantisce loro un percorso di crescita sul lavoro, fornendo feedback sulla riuscita del lavoro. 

«Amano le sfide – dice la manager – se cambiano azienda è perché si vedono fermi».

Però per quanto siano competenti e molto stimolati, i Millennials sembrano presentare una certa fragilità emotiva. Per Virginia Russo, infatti la Generazione Y è molto orientata al risultato, però non ha una grande capacità introspettiva. Dunque, è importante nel momento della selezione, fare anche orientamento e coaching.

Questo pensiero riporta circolarmente all’obiettivo del presente articolo: dare spunti di riflessione sul ruolo di sé stessi e della propria generazione nella società per capire come posizionarsi e sfruttare le opportunità più in linea con i propri obiettivi.

Quale insegnamento trarre?

Per concludere e motivare i millennials (ma anche le altre generazioni dell’alfabeto che ci leggono) le parole di Jack Ma Yun, fondatore di AliBaba, che fa leva sul #coraggio, la #determinazione e il #pensarepositivo:

“A vent’anni impegnatevi nello studio, a 25 anni iniziate a lavorare e fate errori, a questa età potete cadere e rialzarvi senza conseguenze. Se scegliete una grande azienda acquisirete i processi, se invece optate per una piccola realtà imprenditoriale apprenderete la passione di fare molte attività diverse in una giornata. La cosa più importante è che riusciate a identificare la vostra guida, dalla quale imparare il più possibile. Non è importante il campo dove agirete, ma quante cose può insegnarvi il vostro capo. Dai 30 ai 40 focalizzatevi sulla professione, lavorate su voi stessi. Dai 40 ai 50 anni non tornate indietro, non cambiate direzione, è troppo tardi. Diventate semplicemente i più bravi in quello che già state facendo. Dai 50 ai 60 investite nei giovani, allevate talenti e trasferite informazioni. Dai 60 anni in poi la priorità è il vostro benessere, fisico e mentale. Andate al mare!” 

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Diana Musacchio

Da dottoressa in Psicologia del Lavoro, affermo che valorizzare il capitale umano e aiutare il singolo a esprimere al meglio il proprio potenziale sia la cosa più bella e importante che io possa fare con gli strumenti che ho a disposizione. Credo fortemente nella formazione continua per rispondere con efficacia e tempismo ai cambiamenti che caratterizzano il mondo del lavoro. Ho maturato esperienza nelle hr di grandi aziende come recruiter, cercando sempre di selezionare il candidato che fosse più in linea sia dal punto di vista hard che soft con la posizione, orientandolo e delineando con lui il suo progetto professionale. Ho lavorato in una onlus che, tramite career centre, aiuta le donne a mappare le proprie competenze, le guida nelle ricerca attiva del lavoro più in linea con il loro background e le accompagna durante le fasi selettive con un programma di mentoring. Mi considero una persona proattiva ed esuberante, fare il lavoro che amo mi aiuta a canalizzare l'energia in modo positivo, avendo sempre nuovi stimoli e cercando di cogliere anche le opportunità che si creano confrontandosi con gli altri. D'altronde come dice Henry Ford "Con l'entusiasmo ci sono le realizzazioni, senza solo alibi".

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