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Lavoro

Problem solving e decision making

Einstein diceva: “se avessi solo un’ora per risolvere un problema, dal quale dipendesse la mia vita, spenderei 55 minuti per definirlo attentamente e poi me ne basterebbero meno di 5 per risolverlo”. 
Nella vita quotidiana si prendono continuamente decisioni: in alcuni casi queste sono automatiche, mentre in altri casi prendere una decisione può essere un processo più lungo, impegnativo e complesso; per questo motivo il decision making caratterizza alcuni dei più importanti eventi della vita. 

Ma cosa è una decisione?

La decisione è un processo di scelta che pone fine ad un problema.

Formulare un budget, definire un obiettivo o il controllare le proprie azioni e quelle dei collaboratori comporta la necessità di decidere e implica la capacità di escogitare soluzioni.

Decidere significa stabilire, fissare, scegliere, in modo responsabile, tra più aspetti; in altri termini, implica la capacità di porsi il problema in modo corretto e seguire delle regole per risolverlo. Decidere è una capacità, ma soprattutto implica un processo di assunzione di responsabilità. 

Quasi tutti sono capaci di vedere il problema quando esso si manifesta. Pochissimi invece percepiscono il problema prima che si manifesti. Questa è la discriminante tra il plus – valore e il minus – valore di chi per esempio dirige e quindi è chiamato a prendere delle decisioni, assumersi delle responsabilità. Si dice infatti che fare il meglio possibile con ciò che è imperfetto non è il problema del manager ma il suo compito. 

Cosa serve per prendere delle decisioni giuste? 

In generale possiamo dire che un manager o chiunque voglia prendere una decisione giusta, deve concentrarsi su tre aspetti principali:

  • Il rapporto con gli altri
  • Il rapporto con le informazioni
  • Il rapporto con sé stesso 

Prendendo come esempio il manager che deve decidere per la risoluzione di un problema all’interno di un’organizzazione, sono stati identificati tre diverse modalità di procedere, denominate: approccio da decision maker, approccio da leader e approccio da coach.  

In particolare, il decision maker è colui che per fronteggiare un problema decide autonomamente quale strategie adottare ed in quale modalità. Il leader invece illustra ai suoi collaboratori le diverse possibilità, spiegando i vantaggi e i significati delle diverse proposte. Infine il coach lascia che i collaboratori trovino soluzioni e lascia loro autonomia d’azione. 

In merito ai tre mindset appena descritti si è osservato che l’alternarsi di queste tre possibilità si è rivelata ideale per costruire una collaborazione ed un contesto di lavoro di fiducia con i propri collaboratori. 

Cos’è che influenza il nostro processo decisionale?

Nel corso del tempo diversi autori si sono uniti nel tentativo di rintracciare quali potessero essere gli elementi in grado di influenzare e quindi sbilanciare il processo decisionale. Per citarne uno, il premio Nobel Daniel Kahneman (leggi chi è su Wikipedia) in “Pensieri lenti, pensieri veloci” spiega due meccanismi fondamentali alla base del funzionamento della mente umana: da un parte il fast thinking o l’intuito, il pensiero immediato che conduce al pregiudizio e alla scelta irrazionale, dall’altra lo slow thinking o la logica, meccanismo più pigro e dispendioso in termini di risorse psichiche ma efficace a risolvere le distorsioni (o bias) delle scelte istintive. 

donna seduta che riflette

Fin qui dunque è legittimo domandarsi cosa possa esserci alla base del fast thinking e ciò voler cercare di comprendere cosa sia che ci porta ad affidarci all’intuito anziché al più saggio ragionamento logico. 

In generale possiamo classificare una serie di elementi che influenzano i nostri processi di ragionamento o potremmo dire una serie di elementi su cui ci affidiamo nel prendere decisioni e che determinano il fast thinking, tra questi troviamo: concetto di sè, bisogni psicologici, legami affettivi, educazione ricevuta, ambiente socioculturale, abitudini, formazione e cultura, credenze e valori di riferimento, età, sesso e religione, leve motivazionali ed esperienze o vissuti. 

Un altro elemento da considerare e che potrebbe influenzare i nostri processi decisionali è la modalità di presentazione delle informazioni. L’una o l’altra formulazione del problema potrebbe essere decisiva in termini di decision making perché potrebbe indirizzare verso questa o quella modalità di ragionamento intaccando quindi profondamente sulla scelta finale. Due ricercatori infatti hanno chiesto ad un campione di individui quale programma avrebbero scelto per combattere una nuova malattia proveniente dall’Asia in cui è a rischio la vita di 600 persone. Le proposte presentate ai partecipanti erano le stesse, l’unico elemento di cambiamento era dato dalla prevalenza di elementi positivi su quelli negativi. Ciò che è accaduto è che coloro che erano sottoposti a contenuti più positivi preferivano le risposte certe, gli altri invece tendevano a scegliere soluzioni di tipo probabilistico. 

In conclusione, la conoscenza dei nostri processi decisionali ci deve aiutare nell’interpretare i dati che vengono presentati essendo consapevoli che anche le modalità con cui vengono presentati influisce fortemente sulle nostre emozioni e sulle nostre scelte. 

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Chiara Giovagnoli

Sono laureata in Psicologia ed entusiasta di ciò che andrò a fare: valorizzare il capitale umano in modo tale che raggiunga il massimo della sua performance e sviluppi il suo potenziale. Il mio percorso di formazione mi ha permesso di spaziare per diversi ambiti che vanno dalla Psicologia Clinica a quella Sociale, fino ad arrivare al mondo HR. Questo mi ha consentito di conoscere delle strategie utili all'identificazione di condizioni di disagio personale e relazionale, di riflettere sulle modalità con cui gli individui di un gruppo si identificano e condividono delle caratteristiche, elementi questi che mi permettono ad oggi di guardare con maggiore sensibilità a quelle situazioni necessarie ad incrementare il senso di appartenenza e l'aderenza alla propria cultura aziendale, ma anche per massimizzare la soddisfazione personale e lavorativa. E se, come diceva Kurt Lewin, è vero che "Non c'è nulla di così pratico come una buona teoria", allora senz'altro è questo un ottimo modo di iniziare.

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