fbpx
Lavoro

La psicologia positiva nei luoghi di lavoro

Migliorare la propria posizione lavorativa è il desiderio di milioni di persone, magari con poco impegno e grandi risultati. È una legge poco realistica. A scuola già ci insegnano che per avere il massimo bisogna sudare molto. Tuttavia credo che molti di noi si ricorderanno di quel compagno che studiava poco, a volte anche meno di noi, ma che otteneva sempre risultati migliori. Molto probabilmente non è la quantità di tempo e di impegno che impieghiamo nel nostro lavoro a portarci risultati, quanto la loro qualità. Sicuramente è una storia già sentita, ma la domanda più importante che vorrei farti è: sei contento di come vivi il tuo lavoro? 

Nei contesti di lavoro si sente spesso parlare dell’applicazione della psicologia come elemento fondamentale a strutturare interventi che possano prevenire aspetti negativi, come lo stress lavoro correlato, la gestione dei conflitti nei gruppi di lavoro, la prevenzione di situazioni di disagio psicofisico. La psicologia viene sempre vista come un elemento di contorno, un qualcosa che è lì come strumento di implementazione di alcune risorse, ma non viene mai vista come la risorsa stessa. Prendendo in considerazione il fatto che per psicologia intendiamo lo studio del comportamento umano, potrebbe essere più efficace vedere ad essa come la risorsa principale, l’agente che ci permette di far funzionare meccanismi relazionali e produttivi

La psicologia infatti è l’elemento principe di implementazione degli aspetti positivi. È  lo strumento volto alle soluzioni e si occupa di focalizzare l’individuo o il gruppo su tutto quel sistema di valori che possano aiutare a comprendere un processo, destrutturandolo e venendo a contatto con ogni singolo elemento funzionale e/o disfunzionale. L’adattamento è sempre lì a ricordarci che dobbiamo creare nuove modalità di scelta e di azione che si possano adattare ai bisogni degli altri ma senza dimenticare i nostri.

Cos’è la psicologia positiva è perché è importante?

Pensa alla psicologia positiva come a una scienza della felicità. La psicologia positiva guarda a ciò che funziona, invece di esaminare ciò che non funziona ed eliminarlo. È una psicologia orientata alla soluzione più che al problema. Chirstopher Peterson ha definito questa disciplina come lo studio scientifico di ciò che rende la vita più degna di essere vissuta.

La psicologia positiva è una disciplina che si occupa di focalizzare le persone sugli aspetti ottimali del loro funzionamento, attraverso l’aumento della consapevolezza dei propri punti di forza, come le abilità personali, lavorative ed emotive, l’autenticità, la pratica dell’ottimismo, la capacità di gestire le proprie responsabilità e di perseverare nei propri obiettivi mettendo in campo intuizioni, autenticità e coraggio. Le aziende che applicano tale prospettiva si allontanano dalla gestione dei lavoratori con uno stile di comando e di pieno controllo. Costruiscono piuttosto una cultura di lavoro dove i dipendenti possano sentirsi più produttivi, creativi e, in definitiva, anche più redditizi. Creare un ambiente ottimale significa che le persone che vi operano possano sentirsi capaci di migliorare attraverso modalità comportamentali positive.

Vista così sembrerebbe una dimensione utopica, ma in realtà i termini servono solo a identificare una struttura, le quali funzioni dipendono dal team di lavoro e dalla loro capacità di implementare tali risorse in funzione di un obiettivo condiviso: stare bene.

In che modo agisce la psicologia positiva?

Uno degli elementi su cui ci si focalizza spesso è il livello di controllo che una persona può avere sui suoi successi e insuccessi. Il famoso locus of control è stato ampiamente trattato come elemento chiave per aumentare la propria autoefficacia: se credo che i miei successi dipendano solo da me ciò significa che mi impegnerò molto di più per raggiungere il mio obiettivo; al contrario, se credo che il successo dipenda da fattori esterni il mio impegno e la mia prospettiva saranno rivolti maggiormente a ciò che avviene intorno a me piuttosto che alle mie capacità. Questo è valido anche per i fallimenti, pertanto se ottengo un insuccesso e credo fortemente sia dipeso da me, molto probabilmente la volta successiva non metterò più in pratica le stesse azioni e farò scelte diverse. Il tutto si riduce a un’azione valutativa, che può risentire fortemente di attribuzioni errate e aspettative ingiustificate. Quando però parliamo di psicologia positiva, in realtà ci riferiamo a una modalità che non implementa soltanto il semplice stare bene, ma piuttosto crea una nuova forma di pensiero che permette di agire in maniera funzionale rispetto agli obiettivi personali e a quelli del gruppo di lavoro. 

L’atteggiamento importante sul luogo di lavoro

Abbiamo detto che le imprese promuovono il benessere creando un ambiente di lavoro positivo nel quale i dipendenti possano sentirsi bene e a loro volta agire in maniera più produttiva. Ma in che modo? Alcuni aspetti sicuramente li conoscerai già, ma cercheremo di vedere perché sono così importanti.

Un primo passo è sicuramente quello di ridurre lo stress lavoro correlato: quante volte ti sei sentito sopraffatto dal lavoro? Quante volte hai pensato che stava ripartendo la settimana e che avresti avuto molte difficoltà tanto da sperare che venerdì fosse il più vicino possibile? Lo stress è ampiamente riconosciuto come un fattore negativo, da evitare o da gestire. Tuttavia ci si focalizza molto meno sulle azioni che possano ridurlo. Come ridurlo? È necessario creare un obiettivo comune, essere consapevoli che vi è una condivisione di impegno e che ognuno possa apportare il proprio contributo in funzione della sua specializzazione. Obiettivo comune e impegno condiviso si riassumono in un termine chiave della psicologia sociale: interdipendenza positiva! (Scherif, 1966). Sentirsi parte di un insieme dove la fatica è condivisa e strutturata in modo da raggiungere lo stesso risultato, ci permette di vivere in maniera più serena l’impegno. Il sapere inoltre motiva all’azione, ciò che è importante per gli altri deve esserlo anche per me perché ogni mia scelta e azione si ripercuote anche sugli altri e viceversa. 

Organizzare il lavoro presuppone però avere una guida, pertanto anche sviluppare una leadership non troppo autoritaria né permissiva consente di apportare vantaggi in termini di salute psicofisica. La leadership trasformazionale ha questo obiettivo: aumentare la motivazione a cooperare e non solo a collaborare, creare una cultura più compassionevole, migliorare la prestazione e sviluppare la creatività. Il leader ottiene risultati migliori se è capace di influenzare in maniera positiva i suoi subordinati, motivandoli e migliorando il loro morale (Burns, 1978).

psicologia-positiva

Altri due elementi chiave sono l’intelligenza emotiva e la capacità di essere resilienti. Essere capaci di percepire le proprie emozioni e quelle altrui in maniera accurata, utilizzare tali emozioni per pensare in maniera più fluida e razionale, comprendere il linguaggio emotivo e gestire le emozioni per raggiungere obiettivi sono tutte abilità da implementare per costruire una capacità di adattamento a lungo termine.

Quante volte avrai sentito la parola resilienza negli ultimi mesi? Lo smartworking ha comportato una maggiore facilità di gestione da casa di tutti i progetti di lavoro, ma anche la messa in campo di risorse che hanno alla lunga demotivato o reso il lavoro un’azione meccanica e priva di senso. Inoltre la mancanza di contatto sociale dal vivo ha avuto ripercussioni negative sull’umore e sul senso di appartenenza aziendale. L’alienazione lavorativa ha avuto il sopravvento, creando automatismi e disinteresse. La resilienza si inserisce qui: superare un periodo difficoltoso divenendo consapevoli dei propri limiti in termini emotivi ma anche e soprattutto gestionali: “come reagisco quando il mio responsabile mi dice che quel progetto è scritto malissimo dopo che ho passato quasi 2 giorni a scriverlo e a correggerlo e ne ero quasi soddisfatto? Per di più dopo che la connessione internet non andava perché c’era un bruttissimo temporale che ha già rovinato i miei piani per il weekend?”.
Ecco, essere consapevoli dei molteplici fattori di influenza può essere un modo per affrontare meglio alcuni aspetti anche della propria vita lavorativa. Si sottolinea spesso l’importanza di delimitare il ruolo professionale dalle proprie inclinazioni personali. Tuttavia ricordiamoci che siamo esseri umani, le azioni che mettiamo in campo sono pregne di aspettative, emozioni e pensieri che ci guidano non solo nel qui ed ora, ma anche e soprattutto a lungo termine, creandoci schemi di pensiero e visioni che si ripercuotono su tutto il sistema di comportamento.

Infine sviluppare nuove abilità e avere nuove competenze: le soft skills e le competenze trasversali sono sempre più argomenti affrontati dai nuovi corsi di formazione.
Ma quanto si è consapevoli delle risorse che già sono insite in noi e invece di quelle da scoprire ancora? Il confronto con il team di lavoro può aiutare a mettere a frutto questi aspetti, seguendo anche le personali inclinazioni: se vengo scelto per un ruolo nel quale mi sento adatto lavorerò più tranquillo e potrò migliorare il mio risultato. Dall’altra parte, se vengo scelto per una nuova mansione o un nuovo progetto potrò provare ansia e difficoltà nel dover gestire la novità lavorativa, ma se ho la giusta guida e l’opportunità di acquisire nuove modalità di gestione aumenterò anche il mio valore professionale. La psicologia positiva agisce anche qui creando gruppi di confronto e di Cooperative Learning e sfruttando le risorse già presenti, mettendole insieme. 

Come iniziare a muovere i primi passi verso la psicologia positiva

Il bene stare è una dimensione dove la pratica è fondamentale per mettere insieme tutti i tasselli che possono influenzarne la sua realizzazione. Ecco allora 3 consigli da mettere subito in pratica:

1. Sviluppare una mentalità di crescita: non solo economica ma anche e soprattutto personale. Quante volte ti sarai sentito dire di uscire dalla tua zona di comfort? Ecco, questa è una di quelle azioni importanti da attivare! 

2. Identificare in cosa sei bravo e utilizzarlo: l’avvento dei social network e dell’imprenditoria digitale ha messo a fuoco questo aspetto più di ogni altra cosa. Bisognerebbe smettere di concentrarsi su ciò che non va e spostare invece l’attenzione su ciò che funziona. Se credi di poterlo fare, all’80% lo farai davvero! In fin dei conti: se puoi sognarlo puoi farlo!

3. Visite di gratitudine. Sì, hai capito bene: prenditi del tempo per notare cosa sta andando bene e soprattutto chi sta dando il meglio di sé e ringrazialo. Sentirsi ringraziati aumenta il senso di autoefficacia e di autostima. Il cervello ha una propensione alla negatività, il che significa che di solito sul lavoro notiamo più le cose che non vanno che quelle che invece andrebbero implementate. La visione ottimistica invece è quella di creare un ambiente positivo anche in tal senso. Inoltre dire grazie ha un impatto positivo anche sul tuo benessere! Due al prezzo di uno!

Quindi…

lavoro-positivo

Riconoscere il ruolo della psicologia come risorsa per implementare il benessere nei contesti di lavoro, anche e soprattutto dal punto di vista delle cose positive, significa esplorare nuove pratiche lavorative e processi che possano aiutare a creare altrettanti pensieri positivi.
Il modello di riferimento è quello di Seligman (2002) che è stato ampiamente sviluppato e riconosciuto come un importante punto di partenza per promuovere pratiche di organizzazione e gestione positiva nei contesti lavorativi. Nello specifico, un lavoro di elevata qualità (che offre per esempio grande autonomia ai dipendenti), in unione con una leadership trasformazionale in un contesto basato sul gruppo di lavoro, comporterebbe un aumento della fiducia nella gestione, nell’impegno organizzativo, nella percezione di equità, una percezione di maggior controllo e un senso di appartenenza che contribuisce a sua volta a sviluppare una flessibilità ad orientarsi nelle scelte con maggiore sicurezza. Tali processi positivi (processi sia comportamentali che di pensiero) comportano esiti positivi in termini di soddisfazione lavorativa, elevati livelli di benessere psicologico, salute fisica e un maggiore senso di padronanza, autoefficacia e proattività. Questo stato di salute e benessere rappresenta un punto ideale per gli interventi organizzativi, per offrire nuove modalità di pratica e di gestione del personale e delle risorse umane. Costituisce altresì un modus operandi del singolo lavoratore, che può trovare in quest’ottica un modo per orientarsi e fare scelte consone alle proprie prospettive.

In una dimensione sociale dove il lavoro è diventato un prodotto e dove le implicazioni psicofisiche dei lavoratori un aspetto alienante dell’esistenza, ritrovare una dimensione dove la persona sia messa al centro e dove venga ottimizzato tutto ciò che c’è di buono, permetterà di sviluppare aspetti importanti con risvolti positivi non solo nella visione psicologica, ma anche e soprattutto economica. Un lavoratore contento, infatti, è un lavoratore che produce di più. Ma un lavoratore che produce di più sarà altrettanto contento di poter fare di più se gli verrà riconosciuto.

Show More

Aurora Merciaro

Sono laureata in Psicologia e mi occupo di ricerca e formazione in ambito educativo e HR oltre che di clinica nell’ambito della Musicoterapia. Due aree diverse? Per niente affatto: la parola chiave è creatività, per far diventare tutto ciò che ci appassiona una risorsa utile per la nostra vita professionale. Mi occupo da sempre di divulgazione scientifica e in seguito a un Master in HR ho approfondito le tematiche psicologiche utili all’ampliamento delle competenze in ambito lavoro. Così ho iniziato ad offrire supporto e consulenze di psicoeducazione per l’orientamento formativo, educativo e professionale. Il mio motto è “Ad ogni problema c’è una soluzione: sei tu!”.

Related Articles

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button