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Lavoro

“Stay creative”: il valore aggiunto del creative thinking nel posto di lavoro

Lo studio del pensiero creativo è complesso ma indubbiamente utile.
La creatività pervade la maggior parte delle sfere che compongono la vita di tutti i giorni e così come è importante per lo studio scientifico pedagogico ed umano, è vantaggiosa per il settore economico e nel luogo di lavoro in generale.

Cos’è la creatività e perché è utile sul lavoro

Molti ricercatori concordano sul fatto che possa essere definita come la capacità di produrre qualcosa che sia nuovo, originale, unico ed utile. In linea con questa visione dunque, si presuppone che il livello di creatività di un individuo possa essere misurato proprio perché si riflette in idee, prodotti o opere originali e di valore socialmente accettate. 

Nel 2018 il WORLD ECONOMIC FORUM ha predetto che la creatività sarà una delle principali abilità richieste nel mondo del lavoro. Chi è creativo sarebbe infatti in grado di guardare a cose anche ordinarie come un conflitto tra dipendenti, dei progetti o ad un insieme di dati in modo nuovo e non convenzionale. E va da sé che questo sia un quid in più. 

Ad aggiungersi a ciò, Daniel Pink, autore americano noto per le sue pubblicazioni provocatorie sul business e la natura umana, dice: “we are living in the age of creativity” e argomenta dicendo che il pensiero lineare ed analitico sostenuto dall’attività del cervello di sinistra sembra sia sostituito dall’empatia del cervello di destra, dall’inventiva e dalla comprensione, come competenze più necessarie per il business.

Creatività e Innovazione

Inevitabilmente il concetto di creatività va a braccetto con quello che definiamo innovazione perché quest’ultima ne costituirebbe proprio il prodotto. Parlando di innovazione come strategia per l’implementazione di un servizio, prodotto o processo, la creatività sarebbe l’unica strada da percorrere per ottenerla. Molti sostengono che non ci sia innovazione alcuna senza creatività

Ma quali sono i vantaggi e le ragioni per cui un’azienda dovrebbe investire e scommettere su “menti creative”? 

Sembrerebbe che oltre a favorire lo sviluppo di prodotti o progetti innovativi, rappresenti un “toccasana” in quanto migliorerebbe la produttività, incoraggerebbe la risoluzione dei problemi e migliorerebbe la cooperazione, aumentando anche la positività e serenità personale. 

Non mancano gli esempi che mostrano chiaramente come diverse realtà aziendali stiano diventando sensibili a ciò, aderendo a diversi programmi ideati ad hoc, tra cui quello di Linda Naiman chiamato “Creativity at work”. Tale progetto nasceva con l’obiettivo di dar vita ad un workshop per ingegneri e piloti di aerei da caccia: più nello specifico l’idea era quella di installare un senso di approvazione condivisa verso produttività e innovazione nel lavoro quotidiano, dotando i partecipanti delle competenze necessarie per raggiungere dei goal stabiliti. A conclusione del percorso infatti i soggetti dovevano essere in grado di identificare le potenziali sfide da migliorare o potenziare, di usare il brainstorming per innovare le idee e di riconoscere l’importanza di creatività e innovazione sul posto di lavoro per creare un ambiente efficace ed efficiente. Quello che emerse era sorprendente. I soggetti suddivisi in team, hanno presentato le loro idee per migliorare l’efficenza e la produttività sul posto di lavoro ed alcuni di questi hanno ricevuto finanziamenti per realizzare le loro idee. A ciò si è arrivati tramite un percorso che ha previsto l’utilizzo di diverse strategie e strumenti con l’aggiunta di incontri in cui si è resi consapevoli i partecipanti di cosa sia realmente la creatività e l’innovazione. Tra le diverse strategie utilizzate ne riporto alcune, quelle che più hanno colpito i protagonisti:

ragazza che crea effetto visivo
  • Challenge assumption: si basa sul principio per cui modificare i presupposti significa ispirare nuove idee per la risoluzione di un problema e per creare delle nuove opportunità.
  • SCAMPER (o Substitute, Combine, Adapt, Modify, Put to other uses, Eliminate, Reverse o Rearrange): invita a pensare ad una stessa idea da diversi punti di vista ricorrendo al più alto numero possibile di domande su quell’argomento.
  • Cross-pollination: uso di giustapposizioni inaspettate perché possono favorire la creazione di qualcosa di nuovo o migliore.
  • Framing Re-framing: evitare di saltare alle conclusioni o risolvere i problemi in anticipo non valutando bene quale sono le variabili da considerare. 

Modello tridimensionale della creatività: come favorirla?

Partendo dal presupposto che la conoscenza è generata da processi collegati sia allo spazio sociale che fisico, quindi influenzata da dinamiche socio-spaziali, è emerso che i creative processes in particolare sono influenzati da posti di lavoro differenziati e flessibili e dalle caratteristiche fisiche dei luoghi di lavoro, che sono infatti in grado di garantire senso di sicurezza e di incoraggiare la curiosità, elementi essenziali affinché sia favorita l’assunzione della condizione mentale definita flow (o flusso), tipica dei processi creativi.
Per esempio si definisce idoneo qualsiasi job area dotata di buona illuminazione, con spazi di grandezza opportuna, con strumenti e arredi ergonomici, con possibilità di spostarsi in aree adibite a breaktime e così via. 

In ogni caso ciò che è importante è specificare che si sta andando verso un modello tridimensionale della creatività, per cui sarebbe la compresenza di tre fattori a fare la differenza.  Si sostiene infatti che l’ambiente di lavoro fisico influenza sia gli individui che il processo creativo stesso in modi diversi. Così l’out-put generato -l’innovazione- è anche influenzato dall’ambiente di lavoro fisico attraverso fattori di supporto alla creatività. I fattori di supporto nell’ambiente di lavoro fisico includono aspetti psicosociali, così come aspetti funzionali e di ispirazione. 

Per concludere, ciò che è certo è che l’attenzione nel rintracciare strategie varie, utili a sviluppare ed a incrementare il così detto pensiero creativo nei dipendenti, sta incrementando velocemente grazie soprattutto alle ricerche scientifiche e ai modelli operativi che ne derivano e che una volta applicati si rivelano efficaci. 

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Chiara Giovagnoli

Sono laureata in Psicologia ed entusiasta di ciò che andrò a fare: valorizzare il capitale umano in modo tale che raggiunga il massimo della sua performance e sviluppi il suo potenziale. Il mio percorso di formazione mi ha permesso di spaziare per diversi ambiti che vanno dalla Psicologia Clinica a quella Sociale, fino ad arrivare al mondo HR. Questo mi ha consentito di conoscere delle strategie utili all'identificazione di condizioni di disagio personale e relazionale, di riflettere sulle modalità con cui gli individui di un gruppo si identificano e condividono delle caratteristiche, elementi questi che mi permettono ad oggi di guardare con maggiore sensibilità a quelle situazioni necessarie ad incrementare il senso di appartenenza e l'aderenza alla propria cultura aziendale, ma anche per massimizzare la soddisfazione personale e lavorativa. E se, come diceva Kurt Lewin, è vero che "Non c'è nulla di così pratico come una buona teoria", allora senz'altro è questo un ottimo modo di iniziare.

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