fbpx
Lavoro

Web reputation: e se i recruiter visualizzassero le stories?

I social sono ormai entrati nelle nostra quotidianità, sono la nostra carta d’identità, spesso anche il luogo virtuale nel quale trascorriamo più tempo.

Siamo tutti presenti sui social e nella gestione della nostra sfera sociale e interpersonale, ricopre un ruolo determinante la nostra web reputation.

Cos’è la nostra web reputation?

Letteralmente è la nostra reputazione online, quello che si dice online su di noi o sulla nostra attività. Sapete che i recruiter quando analizzano il vostro profilo, spesso e volentieri, affiancano all’esame del curriculum uno studio di tutti i vostri profili social?

Da uno studio Almalaurea, il 77% dei selezionatori digita il nome del candidato sul motore di ricerca per reperire informazioni in seguito al primo contatto con il candidato, soprattutto per inserimento di risorse nell’organico interno e con una certa seniority.

Cosa ricerca un recruiter sulla nostra “web reputation”?

La ricerca di un recruiter viene svolta con lo scopo di conoscere meglio il candidato, per poter valutare se il suo stile di vita possa essere in linea con il ruolo e la filosofia aziendali. Il selezionatore tiene quindi a mente i valori e la mission dell’azienda che ha aperto la posizione così come le caratteristiche del profilo cercato (formazione, competenze, soft skills, attitudine) e valuta se i dati rintracciabili online del soggetto in esame possano sposarsi con i requisiti richiesti.

Da recruiter, per prima cosa, confermo sia fondamentale la coerenza: se il candidato parla con insistenza di una sua passione sul cv, dovrebbe trovarsene traccia anche su web.

Altri elementi di rilevante importanza su cui soffermarsi anche nell’ottica di rendersi appetibili, sono,  ad esempio:

  • Fotografie: quali sono le tue passioni? Come impieghi il tempo libero?
  • Post: evitate opinioni negative, informazioni riservate e qualsiasi commento sui precedenti datori di lavoro. Ovviamente qualsiasi volgarità, dichiarazione razzista o dimostrazione palese di un consumo di alcol e droghe costituiscono un punto a sfavore.
  • Dati relativi a competenze e formazione: se hai mentito sul CV, ma sei stato onesto su Facebook o LinkedIn, non sarà difficile smascherarti! Ingigantire le proprie competenze ed esperienze non è mai proficuo e, anzi, può rivelarsi una vera arma a doppio taglio. Leggi qui come avere un curriculum ricco senza bugie.

Tratti della personalità online: la teoria del Big Five

Secondo uno studio dell’Università del Texas, il comportamento online sarebbe espressione dei principali tratti della personalità, che potremmo far coincidere con quelle identificate dal “Big Five” (Energia, Amicalità, Coscienziosità, Stabilità Emotiva, Apertura Mentale).

ENERGIA: numero dei post pubblicati, appartenenza a gruppo e community, interessi diversi, contenuti dinamici.

AMICALITÀ: numero di amici e interazioni, utilizzo di più o meno filtri, modo di rispondere alle provocazioni.

COSCENZIOSITÀ: gestione mirata dei filtri, ortografia, riservatezza, accuratezza del profilo e gestione oculata del profilo.

STABILITÀ EMOTIVA: stati d’animo nei post.

APERTURA (cultura e esperienze) : varietà di contenuti.

Quali sono i comportamenti strategici da adottare sui vari canali social?

Su Facebook, è bene esplicitare le dimostrazioni di impegno nel sociale (attività di volontario o benefiche fanno conquistare diversi punti ai candidati), ma è sconveniente mostrare:

  • Errori d’ortografia e grammatica nei post (potrebbero portare automaticamente a far depennare quel contatto, perché i profili per i quali si ricorre ai social network nella ricerca vanno di solito dall’impiegato specializzato al quadro, per finire col dirigente).
  • Foto volgari, parolacce, scene di alcool, battute di tipo sessuale, o pubblicazioni foto di armi da fuoco.
  • Aggiornamento continuo dello status (potrebbe sembrare che non si ha nulla da fare anche sul lavoro).

Su LinkedIn, occhio, invece:

  • Alle competenze (soprattutto quelle confermate da altri utenti, per esempio colleghi o compagni di corso).
  • Alle recommendations (raccomandazioni, i commenti rilasciati sul candidato da ex colleghi di lavoro, datori di lavoro o collaboratori).
  • La descrizione dettagliata delle attività lavorative svolte e i propri interessi personali.
  • Se avete una rete di interessi e di competenze coerenti con il lavoro che sta cercando e con il proprio indirizzo di studi.
telefono con visualizzate app social

Il recruiter può notare le competenze e le caratteristiche basilari del candidato, e ne può dedurre la personalità (per esempio, vedendo le discussioni a cui prende parte, i post che condivide, la foto che ha inserito nel suo profilo)

Perfino Twitter può diventare una piattaforma di social recruiting, è più utilizzato dai candidati che cercano lavoro come:

  • venditori
  • professioni legate al mondo dell’IT (sviluppatori, analisti programmatori ecc. ecc.)
  • professioni in ambito medico

Avete 140 caratteri di un tweet che sono sufficienti:

  • per conoscere e farti conoscere
  • per la diffusione di contenuti mirati
  • per la creazione di une rete professionale.

Mentre su LinkedIn si visualizzano le competenze del candidato in un dato settore.

Negli altri social, specie Facebook, si evidenzia principalmente :

  • il livello culturale della persona osservata
  • il suo grado di dinamicità nella vita quotidiana
  • la sua capacità relazionale in generale

Alla luce di ciò, vi invito a riflettere sul fatto che i social network non potranno mai sostituire il colloquio di selezione, che è lo strumento di valutazione imprescindibile a qualunque profilo virtuale. Però, osservare i profili social permette di scoprire:

  • Il reale stile di vita della persona
  • Il modo in cui si rapporta agli altri
  • Come si esprime
  • Quali sono i maggiori interessi
  • Le competenze soft, quali la socialità e l’adattabilità…I direttori delle risorse umane cercano non soltanto “persone qualificate per lo specifico lavoro, ma anche persone che possano integrarsi nello specifico ambiente di lavoro”.

Come muoversi all’interno dei diversi canali social risultando interessanti per i recruiter?

Dunque, se da un lato è provato che, in alcuni casi, i social possono risultare fatali per la ricerca di lavoro, è altrettanto vero che molti profili, se sono ben curati e adeguatamente aggiornati, sono in grado di fare la differenza in senso positivo nell’iter di selezione.

In primis, avere un profilo su LinkedIn costantemente e dettagliatamente aggiornato costituisce spesso un plus. Vi consiglio, sempre, di trasmettere le vostre competenze tramite questo canale e dimostrarvi attivi pubblicando contenuti pertinenti al tuo settore e collezionando collegamenti e referenze positive. Non solo: arrivare ad avere una pagina dettagliata e ricca di contenuti aumenta anche le probabilità che siano i recruiter stessi a cercarti.

E gli altri social? Per trovare lavoro non è necessario chiudere tutti i profili social oppure smettere di condividere i propri interessi, basta farlo con attenzione. Ad esempio: se partecipi ad eventi culturali, se ami lo sport o i viaggi, se ti interessi di musica o cucina o se esprimi la tua passione per hobby che arricchiscono la tua persona, non potrai che trasmettere un messaggio positivo.

Molte di queste attività possono inoltre confermare, ad esempio, qualità quali: costanza, determinazione, e capacità di fare gioco di squadra

Diana Musacchio

Da dottoressa in Psicologia del Lavoro, affermo che valorizzare il capitale umano e aiutare il singolo a esprimere al meglio il proprio potenziale sia la cosa più bella e importante che io possa fare con gli strumenti che ho a disposizione. Credo fortemente nella formazione continua per rispondere con efficacia e tempismo ai cambiamenti che caratterizzano il mondo del lavoro. Sono una recruiter e cerco sempre di selezionare il candidato più in linea sia dal punto di vista hard che soft con la posizione, orientandolo e delineando con lui il suo progetto professionale. Ho lavorato in una onlus che, tramite career centre, aiuta le donne a mappare le proprie competenze, le guida nelle ricerca attiva del lavoro più in linea con il loro background e le accompagna durante le fasi selettive con un programma di mentoring. Mi considero una persona proattiva ed esuberante, fare il lavoro che amo mi aiuta a canalizzare l'energia in modo positivo, avendo sempre nuovi stimoli e cercando di cogliere anche le opportunità che si creano confrontandosi con gli altri. D'altronde come dice Henry Ford "Con l'entusiasmo ci sono le realizzazioni, senza solo alibi".

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Pulsante per tornare all'inizio