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Ansia e lavoro: è sempre un male?

Non abbiate paura di fallire. É il modo per riuscire

Viviamo nella società delle performance, del fare sempre bene, del non commettere errori, del fare in fretta, dell’investire il tempo, dell’orologio sociale, del fallimento come catastrofe.

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Non è permesso sbagliare, è una perdita di tempo ed un indicatore di incapacità: ecco il messaggio che viene passato a ciascuno di noi già prima dell’ingresso nel mondo del lavoro.

Eppure, dovremmo aver studiato a scuola, che uno dei più grandi uomini della storia affermava che: “Il successo consiste nel passare da un fallimento all’altro senza perdere l’entusiasmo” (Winston Churchill) ed invece continuiamo a credere che il fallimento sia da evitare ed eventualmente da rinnegare.

Questa cornice socio-culturale offre terreno fertile ad un contenuto psicologico legato all’ansia e che spesso viene definita come paura di fallire.

Ansia e paura nel mondo del lavoro

L’ansia è “(…) uno stato emotivo a contenuto spiacevole, associato ad una condizione di allarme e di paura che insorge in assenza di un pericolo reale e che, comunque, è sproporzionata rispetto ad eventuali stimoli scatenanti”, deriva da un’anticipazione degli eventi.

(Perugi, Toni, 2002, p. 600)

La paura è un’emozione primaria proprio come la gioia, la tristezza, la sorpresa e la rabbia. Ha sempre una causa. Possiamo dire che l’ansia differisce dalla paura per l’assenza di uno stimolo specifico e riconoscibile che ne determini la risposta.

Questa differenza viene messa in evidenza da diversi autori, tra cui Nisita e Petracca, che descrivono l’ansia come:

“ (…) un’emozione che anticipa il pericolo in assenza di un oggetto chiaramente identificato”

(Nisita e Petracca, 2002, p. 2100)

Colombo (2001) definisce l’ansia come una paura priva di oggetto, e Rachman (2004) definisce l’ansia come uno stato di aumentata vigilanza e la paura come una reazione d’emergenza conseguente a fattori scatenanti.

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Quindi, l’ansia è sempre negativa? Ovviamente no!

Ansia “buona” vs. ansia “cattiva” nel mondo del lavoro

In psicologia distinguiamo tra ansia funzionale ed ansia patologica, tra ansia di stato ed ansia di tratto. Ciò significa che c’è un’ansia “buona” ed un’ansia “cattiva”

La prima è quella funzionale cioè quella che proviamo in determinate circostanze specifiche e che, infatti, può coincidere con l’ansia di stato (intesa come situazione, ansia quindi determinata dalle circostanze).

Possiamo anche chiamarla ansia normale perché “deve esserci”: informa l’individuo sui pericoli a cui potrebbe andare incontro e lo indirizza nella ricerca di soluzioni adeguate al contesto. In questo senso rappresenta per il soggetto un importante stimolo all’azione (Braconnier, 2003).

É quell’ansia che ci aiuta a far bene, quella che ci rende più lucidi. L’ansia è normale quando la persona è in grado di esercitare un controllo su di essa, conservando un buon esame di realtà e la capacità di mantenere una posizione attiva, cercando soluzioni funzionali con le quali far fronte alle minacce che causano lo stato ansioso. In questo caso possiamo trarre beneficio da questa esperienza e realizzare un adattamento all’ambiente che sia per noi soddisfacente (Perugi e Toni, 2002).

Ansia cattiva: quando si manifesta

L’ansia è negativa quando diventa patologica, ovvero quando ci fa star male, ci vengono in mente solo pensieri catastrofici, non riusciamo ad avere il controllo della situazione, ci sentiamo sopraffatti da essa, siamo incapaci di agire.

 “L’ansia patologica si caratterizza come una risposta inappropriata, in quanto irrealistica o eccessiva, a preoccupazioni esistenziali o relative all’ambiente e la cui conseguenza principale è rappresentata da una alterazione delle normali capacità individuali.”

(Nisita, Petracca, 2002, p. 2100)

Quante volte ci è capitato? Questo non significa che ogni volta che siamo in ansia e qualcuno  lo reputa inappropriato è un’ansia patologica: non è così!

Bisogna considerare anche che ci sono persone “ansiose per natura”, nel senso che hanno una maggiore probabilità  di presentare ansia di stato in circostanze a basso potenziale ansiogeno, come ad esempio le normali attività quotidiane, o di sperimentare livelli più elevati di ansia di stato in presenza di stimoli ansiogeni. Ribadiamo, dunque che c’è un’ansia evitabile e una inevitabile; c’è un’ansia distruttiva e una dotata di un senso che è necessario decifrare; e c’è un’ansia che fa parte della condizione umana e non è patologica”(Borgna, 1998, p. 136). Il punto è evitare l’ansia distruttiva ed evitabile, ma è più semplice a dirsi che a farsi.

ragazzo seduto alla scrivani con il viso tra le mani

Ansia da prestazione sul lavoro

L’ansia che spesso chiamiamo paura di fallire, sbagliare è ansia da prestazione e può riguardare diversi ambiti della nostra vita.

Se pensiamo al contesto professionale, si tratta di ansia da prestazione lavorativa. Può essere dovuta a diversi fattori, come per esempio:

  • un sovraccarico di mansioni;
  • un cambio di ruolo;
  • le relazioni interpersonali;
  • la gestione del lavoro;
  • le scadenze da rispettare;
  • la percezione di non essere all’altezza.

Cosa fare quando si provano queste sensazioni?

  1. Prenditi una pausa. Non sei una macchina, sei una persona e senza pause non renderai bene.
  2. Pianifica tempo e spazi di lavoro, cerca di controllare ciò che dipende da te.
  3. Gratificati facendo qualcosa che ti piace e riconoscendo i tuoi successi. Se non ti apprezzi tu, come possono farlo gli altri?
  4. Ti è venuta in mente qualche altra azione che può aiutarti a controllare l’ansia e far sì che sia funzionale e normale?

Ricordati che ciò che puoi fare è personale, vale solo per te

L’ansia è una manifestazione fondamentale dell’essere nel mondo

(Heidegger)

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Irene Saya

Psicologa del lavoro e del benessere nelle organizzazioni (n iscrizione Ordine Piemonte 9396) Inseguo la mia passione per il mondo HR “come fosse l’ultimo autobus della notte” (T. Guillemets). Sarà per questo che dalla Trinacria sono arrivata a Milano facendo tappa nella città della Mole e non conosco la mia prossima destinazione? Già! Dopo la laurea col massimo dei voti ottenuta con una tesi su un progetto di formazione innovativo in FCA, mi sono occupata di recruiting e di progettazione di interventi formativi in piccole aziende fatte da grandi persone che mi hanno arricchita umanamente e professionalmente, insegnandomi a cogliere la bellezza collaterale degli imprevisti. Adesso sono una recruiter di profili IT. Il mio motto è: “Ci saranno sempre pietre sulla strada davanti a noi. Saranno ostacoli o trampolini di lancio; tutto dipende da come le usiamo” (Friedrich Nietzsche).

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