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Pensare a colori

In che modo è possibile e perché è importante

Il cammino e il successo della persona nel contesto lavorativo e sociale rappresentano un fondamentale passo motivazionale e consapevole per la sua crescita ed efficacia all’apprendimento sia in ambito individuale, sia organizzativo che collettivo. 

Nel posto di lavoro, inaffti, la formazione continua valorizza gli individui, sviluppa in loro la creatività, potenzia le capacità di problem solving, allarga le soft skills e rafforza i profili relazionali. Inoltre, è importante sottolineare come questi principi vadano ad incrementare anche gli aspetti innovativi e competitivi dell’azienda stessa. Un’altra caratteristica molto rilevante del percorso formativo è basata sul tema della diversità e del profilo culturale della persona. Ponendola al centro dell’intervento formativo, ci si trova di fronte ad un importante obiettivo poiché, con la sua unicità e con la sua individualità, si riesce a comprendere il vero significato del processo di formazione e della strategia di sviluppo.

Già con lo studio teorico del modello delle “Comunità di pratica” si individua un sistema capace di far apprendere tramite la condivisione di esperienze e conoscenze del singolo e del gruppo di lavoro in cui è inserito. Questo scambio relazionale e questa eterogeneità degli individui fanno emergere un focus molto importante sul modo di prendere decisioni della persona, su come superare le difficoltà nella sua quotidianità, sull’approccio lavorativo e su come imparare ma, anche, sul modo di provare emozioni, di riconoscere gli stati d’animo, le idee ed i comportamenti degli altri attraverso la conoscenza degli stili di pensiero personali del modello di Ned Herrmann.

Definizione del Whole Brain Model

Comprendere i diversi stili di pensiero, il modo di agire e di relazionarsi delle altre persone, può contribuire ad instaurare legami importanti, oltre a migliorare la propria efficacia personale nei confronti dei processi decisionali, i progetti e la gestione di se stessi.  A dare un contributo significativo in merito alle differenze individuali è stato, come precedentemente citato, William Edward Ned Herrmann con la sua teoria del Whole Brain Model.

La sintesi del modello è data dalla suddivisione dei due emisferi destro e sinistro di Sperry (i due quadranti superiori) e le due metà del sistema limbico di MacLean (i due quadranti inferiori) dando luogo ai quattro quadranti correlati agli stili di pensiero. In questo modo, ogni individuo sviluppa il proprio stile di pensiero, potenzia capacità diverse e ne favorisce alcune a scapito di altre che non emergono in maniera tangibile. Ogni persona avrà, dunque, un tipo di stile dominante rispetto agli altri schemi. Inoltre, è importante specificare che non esiste uno stile migliore dell’altro e che ogni persona è diversa a suo modo, caratteristica che evidenzia il valore aggiunto e accresce la consapevolezza del proprio essere, della propria efficacia e delle proprie capacità.

La sfida fondamentale resta quella di andare oltre al proprio schema, quindi, individuarlo e superarlo affinché si possa scegliere la modalità di pensiero più adatta in un determinato contesto per affrontare al meglio specifiche situazioni e persone intorno. Bisogna prestare molta attenzione a non porsi limiti né a giudicare gli altri stili come diversi dai propri ed allontanarli perché si è incapaci di comprenderli ma, al contrario, è necessario osservarli, accoglierli e riconoscerne i pregi. Inibire un determinato stile, infatti, porterebbe ad una chiusura mentale e relazionale verso l’apprendimento, verso sé stessi e le altre persone.

Il modello, in definitiva, rappresenta una sfera dentro la quale le persone pensano, agiscono, si relazionano, ricevono e producono stimoli, riuscendo a progredire nel percorso evolutivo grazie alla consapevolezza di sé ed all’apprendimento. Sono, in un certo senso, individui potenzialmente “Whole Brain”.

I quattro stili di pensiero

Con il modello di Ned Herrmann, il cervello umano è suddiviso in quattro quadranti, i quali definiscono i quattro stili di pensiero ognuno simboleggiato da un colore specifico.

Quattro colori, quattro stili di pensiero in un solo individuo i quali descrivono differenze e preferenze personali, a volte assenti, altre inibiti o dominanti ma, tutti e quattro con degli obiettivi da potenziare: l’efficacia e il successo del proprio modo di essere e di agire.

Consolidare i propri schemi dominanti e cogliere quelli degli altri consente di valorizzare le differenze, favorire l’eterogeneità nel team building nel contesto lavorativo e suscitare armonie relazionali, empatia con le persone, ispirare l’arte di ascoltare, risolvere conflitti e cooperare insieme tra gli individui.

ruota colori

– Rappresenta la persona Blu logico-analitica. Trasmette logica, razionalità e oggettività dei dati, è un individuo orientato al risultato e dà importanza alle competenze e alle analisi dei fatti. Lavora meglio da solo, si interessa a problemi complessi e alla loro risoluzione e si sofferma molto sui dettagli. Un punto a suo sfavore è la difficoltà a delegare.

– Definisce la persona Verde direttivo-pragmatica. È concreto, conservatore e fattivo, riesce ad organizzare il lavoro e sa prendere decisioni con rapidità e sicurezza. Rispetta molto le regole e le procedure e risulta fortemente ordinato. Si sente poco a proprio agio davanti a situazioni in cui vengono richieste intuizione e creatività.

– Questo quadrante è la persona Rossa affettivo-emozionale. Si affida molto ai sentimenti in quanto è un grande comunicatore, emozionale e sensibile. È orientato alle relazioni interpersonali e al contatto con gli altri ed è attento al linguaggio non verbale. Sa lavorare molto bene all’interno del team e per questo non apprezza il conflitto. Inoltre, è generoso, disponibile, aperto e attento alla persona. Si trova in difficoltà in contesti in cui sono necessari la logica e razionalità.

– L’ultimo quadrante costituisce la persona Gialla espressivo-intuitiva. Dotata di creatività ed intuito, è un visionario e poco strutturato. Aperto verso il cambiamento e l’innovazione, risulta anche molto energico, dinamico ed entusiasta. Vive le esperienze con motivazione e partecipazione forti, ma non sopporta molto le situazioni ripetitive e di routine.

I quattro stili di pensiero non esprimono profili predefiniti e categorizzati di persone, anzi, è estremamente rilevante sottolineare che ciascun individuo può presentare diverse combinazioni di schemi contemporaneamente, può mostrare più colori dominanti e altri totalmente assenti. Ci possono essere diverse combinazioni che si intrecciano tra loro andando a delineare ogni singola persona con le proprie caratteristiche, modi di essere e di agire per raggiungere la completezza e l’auto-consapevolezza dell’intima essenza individuale. Lavorare sulla propria interezza e su se stessi, vuol dire andare alla scoperta del proprio colore mancante, quindi di zone assenti definite come le “zone grigie”.

Crescita personale e consapevolezza

In conclusione, riconoscere i propri colori consente il miglioramento continuo del proprio percorso relazionale, formativo e, soprattutto, di comprendere quelle “zone grigie”, causa di aspetti deboli, pensieri, decisioni e sinergie estranei ed incoerenti al nostro comportamento ideale.

Basterebbe pensare, ad esempio, come potrebbe risultare fredda e distaccata una persona se non avesse il colore Rosso delle emozioni. Mettere da parte un colore, uno stile di pensiero, dimostra, in effetti, di non saper gestire una situazione in un determinato contesto, di mantenere un atteggiamento distaccato e diffidente verso gli altri, di chiusura fisica e mentale e di agevolare il conflitto interiore con se stessi, durante un atto di relazione e comunicazione con le altre persone.

                                                                … E voi di che colore siete?

FONTI

  • Goleman D., Intelligenza emotiva – Che cos’è e perché può renderci felici, BUR Rizzoli, Milano, 2011.
  • Herrmann N., Hermann-Nehdi A., The whole brain business book (2nd edition), McGraw-Hill Education, 

New York, 2015. 

  • Pirri P., Cariani D., Cesari L., Persone a colori, Castelvecchi, Roma, 2017.

Stefano Tribastone

Sono laureato in Design e Comunicazione Visiva presso il Politecnico di Torino. Da sempre incuriosito a tematiche legate al web accessibility tanto da scrivere una tesi sul Progetto della Font e dell’interfaccia di un Sistema web per facilitare l’apprendimento a bambini dislessici di età evolutiva con deficit visuopercettivo. Nel corso della mia carriera lavorativa di arredatore e progettista per ambienti di interni, ho avuto modo di coprire il ruolo di formatore e coach per potenziare le competenze tecniche e relazionali dei clienti interni all'azienda mirate ad una comunicazione efficace e ad un ascolto attivo durante la vendita assistita con il cliente esterno. Da qualche anno, oltre a proseguire il percorso da formatore e progettista, sono tutor di tirocinanti diversamente abili; progetto di grande valore incentrato sull'inclusione, sull'integrazione e sulla promozione di un percorso propedeutico al fine di facilitare l'inserimento in azienda. Per questo ho deciso di specializzarmi con un master in Gestione e amministrazione delle risorse umane, perché l'apprendimento e la conoscenza possano essere sempre segno di motivazione e crescita.

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