Lavoro

Anno sabbatico in tempi di Covid-19: accettare il cambiamento

Il Coronavirus è la preoccupazione del momento, ma lo sarà ancora per molto tempo. Non è solo un evento storico ma anche e soprattutto un nodo di cambiamento. Infatti i cambiamenti che stiamo affrontando nel modo in cui viviamo e lavoriamo saranno duraturi. Le aziende stanno riconoscendo che i dipendenti possono lavorare in modo relativamente facile da casa, i viaggi per lavoro sono stati sostituiti dalle videochiamate e anche i costi dei viaggi aziendali si sono ridotti di molto. Molti dipendenti inoltre hanno avuto l’opportunità di organizzarsi meglio per gestire i propri figli, la propria famiglia e partecipare anche ad eventi importanti fino a godere, paradossalmente, di una migliore qualità di vita. La libertà è stata assaporata sotto tanti aspetti, anche se il modo di vivere la società è cambiato e sta cambiando a sua volta le nostre abitudini. Dall’altro lato invece ci sono dipendenti che hanno vissuto lo stress del lavoro, i pericoli legati a tale virus e che continuano a vivere nella paura e nell’angoscia di ciò che si potrà vivere dopo, che hanno rinunciato a molti comfort e alla tranquillità. Molti di loro non sono abbastanza tutelati e hanno scelto una professione che li espone continuamente a fattori di rischio e incertezze continue con una retribuzione poco dignitosa.

Sicuramente ciò che sta cambiando è la visione del proprio investimento personale, ovvero si fanno sempre più strada domande come: “Ciò che sto facendo mi piace davvero? Ciò che voglio fare lo posso fare ancora? Dovrei cambiare qualcosa? Il mio lavoro mi assicura una vita dignitosa e senza preoccupazioni? Dovrei cercare un lavoro più sicuro?”.

La sicurezza torna così prepotente, come quel bisogno primario al quale dover subito rispondere. E la risposta non c’è. Il futuro non sappiamo come evolverà e la situazione di incertezza attuale non ci permette di progettare, di gettare idee per andare avanti. Nella non certezza di poter fare è concreta la sensazione di sentirsi spaesati e soprattutto di non sapere dove agganciare i nostri desideri e i nostri obiettivi che più ci sono a cuore. Così diviene fondamentale fermarsi e ascoltarsi. Non sto parlando delle semplici ferie, né di un momento di relax o di opportunità di brainstorming professionale. Oggi voglio parlarvi della possibilità di prendersi un anno sabbatico e di come esso possa costituire un’opportunità di crescita personale ma anche e soprattutto professionale. 

Opportunità dell’anno sabbatico

Oggi in Italia la legge 53 del 2000 permette di poter richiedere l’anno sabbatico per dedicarsi alla propria formazione e/o coltivare il proprio talento. L’anno corrisponde a 11 mesi nei quali il lavoratore interrompe la propria attività lavorativa. Bisogna farne specifica richiesta all’azienda, sia pubblica che privata, indicando il motivo e le attività alle quali ci si intende dedicare. Costituisce diritto ricevere una risposta affermativa o negativa entro 10 giorni e il datore di lavoro può rifiutarsi di approvare tale richiesta se non la ritiene adeguata alle esigenze e all’organizzazione dell’azienda in quel momento.

Solitamente quando si parla di anno sabbatico si pensa a un giovane che vuole fermarsi dopo il diploma oppure alla possibilità di prendersi un anno di pausa dal lavoro per occuparsi dei figli o della propria famiglia. L’anno sabbatico viene visto sostanzialmente come un momento di congedo dagli impegni di lavoro per dedicarsi ad altro, ma esso può diventare un’opportunità per focalizzarsi meglio sul proprio lavoro e soprattutto sull’incertezza del momento. Fermarci può aiutarci a prendere decisioni con maggiore coerenza e sicurezza. Si hai letto bene: con maggiore sicurezza. 

Prendere una decisione migliore

In uno studio Coetzee e Bester (2009) hanno valutato gli aspetti positivi e negativi del prendersi un anno di distacco dal lavoro e dall’università, valutando le esperienze di alcuni giovani lavoratori. Tra i fattori che hanno influenzato la scelta dell’anno sabbatico vi erano: poter sostenere la famiglia, avere altre aspettative e poter avere più tempo per prendere una decisione sicura sulla carriera da perseguire. Tuttavia l’indecisione per la propria carriera professionale era predominante, poiché costituiva una delle motivazioni principali che portavano alla scelta di fermarsi. È stato visto inoltre che la percezione di avere più tempo per decidere comportasse anche l’idea di poter aver più soldi in futuro. È stato infatti evidenziato come l’anno sabbatico sembrerebbe avere un’influenza positiva sulla crescita personale e sull’acquisizione delle life skills portando a una maggiore maturità professionale. È proprio la percezione di avere tempo per decidere che aiuterebbe a crescere e a sentirsi sicuri delle proprie scelte future, anche in situazioni di grande incertezza, come può esserlo il periodo che stiamo vivendo.

Il processo decisionale relativo alla carriera lavorativa è complesso, con vari fattori che interagiscono tra loro per condurre alla decisione finale. I risultati della ricerca indicano però che l’anno di fermo ha avuto un impatto indiretto sul processo decisionale in 3 modi:

  1. Ha offerto del tempo per risolvere l’indecisione aumentando la consapevolezza professionale;
  2. l’anno sabbatico ha facilitato la crescita personale nella fiducia e conoscenza di sè. Tali aspetti infatti contribuiscono ad avere una maggiore fiducia in sé stessi che comporta, a sua volta, una maggiore capacità di presa di decisione e senso di autoefficacia.
  3. Le esperienze fatte nell’anno di pausa hanno insegnato alle persone ad esporsi a diversi ambienti di lavoro e di opportunità, comportando altresì una maggiore consapevolezza dei propri interessi e delle proprie preferenze personali.

La possibilità di sentirsi sicuri e capaci di poter fare da soli, di poter dominare le incertezze e avere senso di efficacia aumentavano l’autostima ma soprattutto il senso di benessere sul luogo di lavoro.

Analizzare una situazione comporta infatti conoscerla in ogni minimo dettaglio, dividerla, ristrutturarla, osservarla meglio e saper valutare pro e contro (Johan, 2009).

Conoscere di più permette di poter scegliere meglio e decidere con più consapevolezza, evitando i bias di valutazione. Infatti avere la sensazione di poter disporre di più tempo e di poter cambiare prospettiva consente di avere una maggiore percezione di controllo delle proprie scelte evitando gli stereotipi di scelta.

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Infatti altri approfondimenti di questo studio hanno indicato una tendenza generale a valutare negativamente l’orientamento professionale personale, ovvero molte persone avevano idee sbagliate sullo scopo e gli obiettivi da perseguire professionalmente. Un orientamento professionale inadeguato può contribuire ad aumentare l’indecisione su come proseguire la propria carriera, soprattutto dopo gli anni formativi universitari o post master dove si ha poca percezione della realtà lavorativa e delle sue implicazioni sul benessere personale. Basti pensare a quanti giovani si dedicano all’esplorazione del lavoro impegnandosi in varie forme di lavoro a breve termine e spesso sottopagati. Sicuramente la mancanza di occupazione è un fattore che incide considerevolmente su quest’ultimo aspetto ma, soprattutto in tale situazione di crisi e incertezza futura, saper scegliere bene diviene un’abilità fondamentale. 

Un altro stereotipo molto comune è l’idea che avere più titoli e più formazione sia fondamentale per trovare una posizione più vantaggiosa. I corsi di formazione, soprattutto in tempo di Covid-19 e la possibilità di usufruirne online, sono aumentati in maniera sproporzionale. Ma quanti corsi sono davvero utili? Forse questa è la domanda che ti sei posto un milione di volte. Ma dovresti chiederti: quale corso è utile per me? Quale corso è utile per la mia carriera? i corsi pratici, che ti facciano acquisire non solo il sapere, ma il know-how fondamentale per crescere e prendere la direzione giusta sono davvero pochi. Forse spesso dipende soprattutto dal singolo individuo e quindi diviene fondamentale conoscersi, conoscere le proprie abilità e i propri limiti e fare un resoconto di cosa ci è necessario. L’anno sabbatico può aiutare a fare questo: focalizzarsi su chi siamo e dove vogliamo andare. Indipendentemente dal settore in cui lavori e dal fatto che tu stia ancora lavorando o sei in congedo, ci sono pochi lavori che sono stati completamente inalterati dalla pandemia COVID19.

Ogni volta che si verificano eventi che influenzano la nostra vita lavorativa, lo stipendio o la sicurezza generale, siamo portati a riflettere dove siamo nella vita, cosa stiamo facendo e quanta felicità stiamo ricevendo dal nostro lavoro. Se stai pensando di prenderti una pausa lavorativa, o stai considerando una pausa per la prima volta, continua a leggere per saperne di più su come valutare tale ipotesi.

Vantaggi e svantaggi

L’anno sabbatico secondo uno studio di Guomei e Wei (2017) ha tre principali vantaggi: per chi vi partecipa, per i datori di lavoro e per la società esterna. Nello studio i risvolti positivi sono misurati in termini di crescita personale, migliore capacità di apprendimento, sviluppo di nuove competenze e acquisizione di nuove qualifiche, migliore resilienza allo stress lavoro-correlato, sviluppo del valore sociale e riduzione della possibilità di essere licenziati. La ricerca inoltre, rileva come coloro che hanno sostenuto un anno sabbatico siano più maturi e indipendenti rispetto ai coetanei che non hanno provato tale esperienza. Le qualità sviluppate nella flessibilità e nella capacità di lavoro in un team risulta un grande vantaggio per una persona alla ricerca di una posizione (Brown, 2003). Tuttavia sentirsi in una dimensione lavorativa che comporti sicurezza sia in termini economici che personali sarebbe influenzato dalla maggiore capacità di adattamento sviluppato durante questo anno di prova personale.

Le qualità personali attraenti che vengono messe a frutto durante tale periodo costituirebbero la chiave del successo nel lavoro flessibile e nelle forme organizzative, e questo è sempre un vantaggio in termini di occupabilità (King, 2011; Brown, 2007).

Perché fermarsi?

Prendersi una pausa a pochi anni dalla propria carriera ha un significato differente che prendersela dopo 20/30 anni di occupazione. Nel primo caso potrebbe essere un’opportunità per scoprire nuove abilità ed esperienze da fare. Nel secondo caso invece si possono utilizzare gli anni di esperienza lavorativa e le capacità di leadership per crearsi nuovi vantaggi sul posto di lavoro. Reinventarsi in entrambi i casi sarebbe vantaggioso anche per aumentare la propria motivazione a ricominciare!

  • Impara nuove abilità. Solo perché ti stai prendendo una pausa dalla professione che hai scelto non significa che non farai progressi. Il viaggio è una delle esperienze più trasformative nella vita e permette di imparare su sé stessi e sulle altre culture e società, oltre ad acquisire nuova sicurezza e abilità pratiche che faranno risaltare il tuo curriculum rispetto ad altri. Per questo motivo spesso durante l’anno sabbatico si decide di partire per nuove avventure di tipo lavorativo o formativo, come volontariato o corsi formativi all’estero. Tuttavia il limite del momento è proprio viaggiare, ma ciò non toglie che si possa “viaggiare” in altre modalità: imparare una nuova lingua, partecipare a progetti ambientali, fare esperienza di insegnamento ad altri junior, creare un lavoro di squadra e/o acquisire abilità di primo soccorso: sono tutte competenze molto apprezzate nel mercato del lavoro e nuove esperienze da prendere al volo (senza aereo!!!).
  • Ottieni nuove prospettive. La vita lavorativa con tutte le sue responsabilità può essere stressante e il burnout è sempre dietro l’angolo. Quindi, usa questa opportunità per avere una nuova prospettiva! Immergersi in nuove culture, incontrare nuove persone ed eliminare alcuni elementi importanti dalla tua lista dei desideri ti darà nuova energia in pochissimo tempo e riporterà l’entusiasmo nella tua carriera quando scegli di tornare ad essa.

Affrontare la realtà, ascoltarsi e avere coraggio di poter cambiare qualcosa è la scelta giusta per non restare dove sei adesso. Decidere di fermarsi e valutare potrebbe essere meglio che decidere e basta. Le risorse emotive e psicologiche da mettere in campo non sono poche. Dopo questo periodo di fermo e di ripresa faticosa doversi prendere del tempo per costruirsi di nuovo è impegnativo e per niente scontato. Ma quale investimento migliore se non quello su sé stessi?

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Di fronte alla prospettiva di dover lasciare il lavoro per un anno, il dubbio più grande è quello dei costi e di ciò che può cambiare. Abbandonare il proprio nido sicuro è un atto di volontà che richiede grande coraggio. Significa abbandonare le proprie abitudini e ricominciare. La spesa c’è e sicuramente bisogna fare i conti con questo investimento. Spesso prendersi un fermo significa anche distaccarsi dalla propria quotidianità fatta di persone a noi vicine. Significa rimanere in solitudine, scegliere un’emozione ambigua che non tutti sono sempre in grado di affrontare. Inoltre il mondo corre comunque veloce, i cambiamenti sono rapidi e assentarsi da un sistema socio-economico sempre in continuo movimento potrebbe non risparmiare nessuno. Assentarsi un anno significa rinunciare ad altre possibilità che si conoscono bene e che si ha la sensazione di poter controllare con più facilità. 

Prendere la decisione dell’ottimismo: viaggiare comunque per sé stessi

Uscire dal proprio cerchio sicuro significa dover scegliere di nuovo l’incertezza. Ma molto probabilmente dovresti valutare che l’unica cosa che può cambiare sei tu. Pensare solo agli impedimenti, in aggiunta a quelli che già ci sono in tale periodo, significa frenarsi e non focalizzarsi su ciò che invece si potrebbe ottenere. L’obiettivo è sempre un cambiamento, ma cambiare sé stessi conoscendosi meglio direi che è davvero un’opportunità da poter valutare. L’anno sabbatico è quell’opportunità per poter esplorare le strade alternative e i percorsi diversi a livello personale e professionale. Se puoi fermarti per osservare bene ciò che vuoi essere e ciò che vuoi ottenere dovresti farlo. Avrai maggiore senso critico e potrai solo che crescere. Per farlo è necessario avere le idee chiare così che non si abbia la sensazione di perdere un intero anno di investimento.

Poiché tale scelta non è possibile per tutti e soprattutto non sempre risulta essere la “cura” utile ad ogni dubbio, si può sempre valutare la possibilità di concedersi un altro tipo di viaggio: rivolgersi a un consulente o a uno psicologo del lavoro. Essere guidati da un orientatore può costituire un’esperienza vantaggiosa in termini di valutazione delle proprie competenze. Organizzare un piano di obiettivi, stimando i pro e i contro delle proprie conoscenze, competenze e abilità permette di poter pianificare le azioni successive, con il vantaggio ulteriore di avere una spalla su cui fare affidamento. Il costo economico è sicuramente minore, ma quello personale è davvero molto oneroso. Puoi fermarti un attimo e fare tale resoconto: cosa puoi avere e cosa hai già? C’è un proverbio cinese che dice: “Che tu possa vivere sempre in tempi interessanti“. Sì lo so, ora dirai “È cinese!” e ti farai avvolgere da quella nube di pregiudizio e superstizione…ma forse la vera pandemia dovrebbe essere quella di una giusta dose di ottimismo. E quindi qualunque sia il tuo viaggio: sei pronto a partire?

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Aurora Merciaro

Sono laureata in Psicologia e mi occupo di ricerca e formazione in ambito educativo e HR oltre che di clinica nell’ambito della Musicoterapia. Due aree diverse? Per niente affatto: la parola chiave è creatività, per far diventare tutto ciò che ci appassiona una risorsa utile per la nostra vita professionale. Mi occupo da sempre di divulgazione scientifica e in seguito a un Master in HR ho approfondito le tematiche psicologiche utili all’ampliamento delle competenze in ambito lavoro. Così ho iniziato ad offrire supporto e consulenze di psicoeducazione per l’orientamento formativo, educativo e professionale. Il mio motto è “Ad ogni problema c’è una soluzione: sei tu!”.

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